Il Tirreno

Pisa

Arresto in carcere per 26 pusher spacciavano mille dosi al giorno

di Pietro Barghigiani

Maxi-operazione antidroga dei carabinieri nel contrasto alla movida degli eccessi, decine di indagati Stimato un incasso giornaliero di 30mila euro. In un anno immessi nel mercato 200 kg di sostanze

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PISA. In una delle piazze toscane più ambite per spacciatori e consumatori di droga si è arrivati a smerciare almeno un migliaio di dosi al giorno mettendo nella cassa quotidiana dei pusher circa 30mila euro.

A uno degli effetti della movida, la cui parte più trasgressiva non si limita all'alcol, ma ricorre anche a sostanze stupefacenti per lo sballo non solo del fine settimana, i carabinieri hanno dato una risposta che tradotta in numeri rappresenta una bastonata al giro dello spaccio cittadino.

I provvedimenti. Sono 48 le misure cautelari emesse dal gip del Tribunale su richiesta del sostituto procuratore, Antonio Giaconi: 26 gli ordini di arresto, di cui 13 eseguiti in carcere con gli altri 13 destinatari ancora latitanti, qualcuno anche all'estero; 14 i divieti di dimora a Pisa e 8 gli obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Tra i 26 arrestati c'è un solo italiano, residente a San Giuliano Terme. La stragrande maggioranza sono tunisini senza fissa dimora e qualche albanese. L'operazione è stata presentata in Procura dal capo dell'ufficio giudiziario, Ugo Adinolfi, il titolare dell'inchiesta Antonio Giaconi, il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Andrea Brancadoro, il comandante della Compagnia, maggiore Stefano Bove e il responsabile del nucleo operativo, tenente Andrea Barbieri.

L'arco temporale delle indagini - tra intercettazioni telefoniche e ambientali e pedinamenti - del nucleo operativo e radiomobile copre il 2013 e parte dell'anno in corso. Per rintracciare tutti i protagonisti della vicenda stati impiegati cento carabinieri con il 4° Nucleo Elicotteri di Pisa e unità cinofile del Nucleo di San Rossore.

Risposte alla movida. Come sottolineato dal colonnello Brancadoro e dal pm Giaconi alla prevenzione dello spaccio è seguita la repressione dei reati per quei casi in cui la sistematicità dello smercio e la continuità delle azioni criminose aveva assunto livelli da catena di montaggio.

Zone di competenza. Da quello che è emerso la città era stata suddivisa in zone di influenza. I personaggi coinvolti nell'inchiesta si muovevano in prevalenza nell'area sud della città, a ridosso e alle spalle della stazione, nei quartieri di San Giusto e Porta a Mare, anche se, in alcuni casi, alcuni pusher non disdegnavano di spostarsi sporadicamente anche in altre zone. Per gli investigatori esisteva una rigida suddivisione del territorio la cui violazione poteva portare anche a regolamenti di conti tra bande. Nordafricani feriti in strada e omertosi sulle origini delle aggressioni si inseriscono in questo scenario.

Il giro. È stato stimato che ciascun pusher riusciva a spacciare anche fino a 30 dosi al giorno per un giro d'affari complessivo che poteva aggirarsi a volte anche fino a 30mila euro.

In totale nel giro di un anno i carabinieri ipotizzano che i gruppi, non associati in senso classico, ma "collaboranti" per evitare invasioni di campo, siano riusciti a immettere sul mercato circa 200 kg di droga. La singola dose si aggirava dai 10 euro per l'hashish, ai 20 per l'eroina fino a 50 per la cocaina.

Rapinatori. Le indagini, inoltre, hanno consentito di accertare come, mentre i tunisini si dedicavano in prevalenza allo spaccio di droga, un gruppo di albanesi, invece, oltre al traffico di stupefacenti non disdegnava di racimolare soldi anche attraverso le rapine. Un esempio fu l'arresto di quattro albanesi nel giugno 2013 mentre stavano per rapinare il titolare di un bar di Cascina di sera al rientro a casa. L'auto dei banditi era intercettata. E quando i militari sentirono scarrellare una pistola per mettere il colpo in canna bloccarono la gang.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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