Il Tirreno

Pisa

Casa di cura impugna la sentenza «Non pagheremo i 4,6 milioni»

di Pietro Barghigiani
Casa di cura impugna la sentenza «Non pagheremo i 4,6 milioni»

L’istituto “Suore dell’Addolorata” di via Manzoni al centro di un lungo contenzioso con l’Asl 5 Dopo le condanne penali è stato presentato il ricorso in appello contro la decisione del tribunale civile

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PISA. Impugna la sentenza civile che le intima il pagamento di di 4,6 milioni di euro la clinica privata "Suore dell'Addolorata" nel contenzioso contro l'Asl 5.

La casa di cura di via Manzoni, dopo una lunga vicenda giudiziaria, ha fatto ricorso contro il verdetto del Tribunale civile che la condannava a risarcire l'azienda sanitaria per una serie di prestazioni superiori a quelle effettuate e della cui complessità molto c'era da discutere. Insomma, per l'Asl pisana i rimborsi erano frutto di richieste gonfiate.

Il fatto. La storia parte da lontano e trova un approdo nelle aule del Tribunale civile dopo aver attraverso quelle penali. Nel 2010 ci furono cinque condanne a 5 anni per reati che andavano dalla truffa al peculato. I decreti ingiuntivi della clinica contro l'Asl risalgono addirittura al 2002 e coprono un arco temporale che risale al 1998. Nel giudizio sono state riunite le varie istanze fino a giungere al pronunciamento "omnibus" che ha definito in primo grado le ragioni delle parti e chiarito chi deve dare a chi e, soprattutto, quanto versare.

Sostiene la clinica. Nei suoi atti presentati in Tribunale la casa di cura chiedeva il pagamento di una serie di prestazioni sanitarie erogate, a suo dire, per oculistica, ginecologia e chirurgia, stando al rapporto di convenzione con l'Asl 5.

Le ragioni dell' Asl. L'azienda sanitaria, ricevute le richieste di saldo e avviate le verifiche interne, ha iniziato a contestare le pretese della clinica privata. E così si è opposta ai decreti ingiuntivi con una serie di motivazioni che il Tribunale civile alla fine ha accolto. Intanto, stando all'Asl, la casa di cura aveva svolto solo prestazioni oculistiche. Niente interventi ginecologici o chirurgici.

Non solo. Per l'azienda la grande maggioranza delle prestazioni era da erogarsi in regime ambulatoriale, mentre la clinica "le ha indicate e valorizzate come ricoveri in day surgery o day hospital con un aumento indebito e notevole dei pagamenti richiesti all'Asl dalla struttura privata".

Costi gonfiati. Dunque, per l'azienda pubblica le prestazioni reali non solo erano inferiori a quelle presentate dai privati, ma per eseguirle era sufficiente un intervento minimo in ambulatorio senza la necessità di un ricovero, anche se ridotto nei tempi come invece sosteneva la clinica nel chiedere il saldo delle operazioni. Il Tribunale ha condannato la casa di cura a saldare 4 milioni e 633 euro - più le spese legali e gli interessi - all'Asl. Un verdetto che le "Suore dell'Addolorata" contestano con il ricorso alla Corte di appello.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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