Sicurezza
La Tasi al posto dell’Imu in media si pagherà di più
Detrazioni divise in otto fasce in base alla rendita catastale della prima casa Agevolazioni per i figli sotto i 26 anni, anche se non a carico della famiglia
PISA. La Tasi dunque è realtà. Il consiglio comunale ha approvato aliquote e detrazioni del nuovo tributo dopo una seduta fiume che si è chiusa oltre le 3 di notte. La manovra, nell’ambito della variazione del bilancio di previsione, è stata approvata con 19 voti favorevoli e 10 contrari. Due conferme essenziali: la prima rata dovrà essere versata entro il 16 ottobre prossimo; gli inquilini non devono pagare.
La Tasi è la nuova imposta sui cosiddetti servizi indivisibili - per esempio illuminazione pubblica e manutenzione stradale - e una delle tre voci di cui si compone la Iuc (imposta unica comunale), insieme a Imu, ma non sulle prime case, e Tari, l’ex tassa sui rifiuti Tares. L’aliquota base della Tasi è stata stabilita allo 0,33% (o 3,3 per mille), ma ci saranno detrazioni in base alla rendita catastale e ai figli conviventi sotto i 26 anni.
Per cercare di capire meglio il nuovo tributo ci affidiamo al commercialista Cesare Cava, tra i maggiori esperti italiani in materia di finanza e tributi locali, consulente di oltre 500 Comuni. Una premessa essenziale per comprendere anzitutto che la Tasi è, in pratica, il nuovo nome dell’Imu sull’abitazione principale, «tanto che - spiega Cava - deve essere calcolato con le stesse modalità previste per l’Imu, utilizzando quindi la rendita catastale del proprio appartamento».
Negli esempi che facciamo in alto, quello che succederà in varie zone della città. Il Comune ha introdotto otto fasce di detrazioni in base alla rendita catastale. Più la rendita è bassa e più è elevato l’importo dell’agevolazione. Invece, oltre i 1.200 euro di rendita catastale, non si ha diritto a sconti.
Dagli esempi si vede che, come nel caso dell’abitazione in zona Sant’Antonio, la rendita modesta (fino a 400 euro) fa scattare una detrazione di 190 euro che va a coprire del tutto la Tasi e dunque non si paga. Per le abitazioni medie (tra 400 e 1.200 euro di rendita catastale), al crescere della rendita si associa una riduzione della detrazione. «In altre parole, più ci si avvicina al tetto dei 1.200 euro e più si deve pagare di Tasi», aggiunge Cava.
Ci sono poi le detrazioni di 25 euro per ciascun figlio, oltre il secondo, che dimora abitualmente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale (con l’Imu era di 50 euro). Questa voce è quella che incide maggiormente quando si vanno ad evidenziare, come nella tabella qui sopra, le differenze del passaggio da Imu a Tasi sulla prima casa.
Infatti, prendendo come riferimento un’abitazione in centro di 90 mq, si nota che - al netto delle detrazioni - tra Imu e Tasi non c’è praticamente differenza, se non di pochi euro, nel caso in cui la famiglia non abbia figli conviventi. La vecchia agevolazione fissa finisce, in larga parte, per coincidere con le fasce di rendita catastale. E’ la dimostrazione che da Imu e Tasi deve uscire alla fine la stessa cifra per i bilanci. Ovvero, torna l’Imu con il nome di Tasi. «I Comuni - commenta Cava - sono costretti a recuperare con la Tasi i tagli ai trasferimenti statali».
Se invece, nello stesso tipo di abitazione, si considera una famiglia con due figli conviventi di età inferiore ai 26 anni la Tasi risulta più alta dell’Imu (nell’esempio fatto di circa 50 euro). E’ l’effetto del vantaggio peggiorativo in relazione ai figli, proprio perché nel 2012, con l’Imu, questo tipo di agevolazione era di 50 euro e non di 25. Tale sconto, sottolinea Cava, vale «per ogni figlio residente anagraficamente con la famiglia, anche se non a carico».
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