La maxi inchiesta sul clan dei Casalesi è partita da Pisa
PISA. Sono partite da Pisa le indagini che hanno portato al sequestro di beni per dieci milioni di euro - tra Campania, Toscana ed Emilia Romagna - e a undici misure cautelari nei confronti di...
PISA. Sono partite da Pisa le indagini che hanno portato al sequestro di beni per dieci milioni di euro - tra Campania, Toscana ed Emilia Romagna - e a undici misure cautelari nei confronti di persone accusate di aver agevolato il clan camorristico dei Casalesi, fazione Schiavone.
L'inchiesta, coordinata dalla Dda di Napoli, ha mosso i primi passi nel 2002, con gli accertamenti sul fallimento di un'azienda edile gestita da un casertano, che aveva costruito alcune villette nel Pisano.
Indagando su quella vicenda, i finanzieri della Guardia di finanza di Pisa e del Gico di Firenze si sono imbattuti in altre società campane, tra cui una che aveva realizzato immobili di edilizia pubblica nel Senese, il cui titolare era ritenuto legato al clan dei Casalesi.
Secondo quanto emerso dalle indagini, alle quali hanno collaborato la Gdf campana e la squadra mobile di Caserta, il clan camorristico riciclava e reimpiegava il denaro frutto delle attività illecite con investimenti nelle società edili intestate a prestanome, grazie alle quali si inseriva nei tessuti economici toscano e dell'Emilia Romagna.
Nel corso del blitz del Gico della Guardia di Finanza di Firenze e della Squadra Mobile della Questura di Caserta, nei confronti di prestanome della fazione "Schiavone" del clan dei Casalesi, sono stati messi i sigilli ad alcune decine di terreni, abitazioni, automobili (tra cui tre Mercedes), moto e quote societarie di aziende - alcune delle quali inserite nel mercato del caffè - tra le province di Caserta, Napoli, Modena e Ferrara.
Sono state sequestrate anche le disponibilità finanziarie, intestate a indagati e società, trovate su conti correnti postali e bancari, libretti di deposito, dossier titoli e cassette di sicurezza.
Il gip del Tribunale di Napoli ha disposto la misura cautelare in carcere per cinque indagati e gli arresti domiciliari per altre sei persone.
Gli undici indagati sono accusati di riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita e intestazione fittizia, con l'aggravante dell'aver favorito la fazione "Schiavone" del clan dei Casalesi.
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