Il Tirreno

Pisa

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Trenta ore in sala d’osservazione

di Danilo Renzullo
Trenta ore in sala d’osservazione

Protesta la figlia di un anziano. L’ospedale: «Boom di accessi»

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PISA. Trenta ore sdraiato su una barella al pronto soccorso in attesa del ricovero. Una vera e propria odissea quella vissuta da un 93enne di San Giuliano Terme, Ezio Bernardini, e dai suoi familiari al pronto soccorso di Cisanello, quotidianamente “intasato” da codici rossi provenienti da tutta la Toscana e, spesso, da malati cronici o persone che hanno bisogno di semplice assistenza che dovrebbero essere accolti in altre strutture di cui il territorio è però privo.

Milena Bernardini, figlia del 93enne, si dice indignata. «Venerdì scorso mio padre ha accusato un malore – racconta -. Ho chiamato il 118 per il trasferimento al pronto soccorso». Giunto a Cisanello, intorno alle 13, il 93enne è stato sistemato su una barella posizionata in un corridoio in attesa del ricovero. «I medici hanno fatto tutto il dovuto – continua Bernardini -, ma mio padre è rimasto in quel corridoio fino alle 19 del giorno successivo».

Trenta infinite ore di attesa durante le quali l'anziano ha comunque ricevuto tutte le cure e le attenzioni necessarie da parte di infermieri e medici che gli hanno riscontrato, dopo un'ecografia, calcoli alla colecisti.

«Intorno alle 24 di venerdì – continua Bernardini – ci hanno detto che sarebbe rimasto nel corridoio perché non c'erano posti letto a disposizione per il ricovero. Pazientemente siamo rimasti tutta la notte in attesa. La mattina successiva ci è stato riferito di aspettare ancora un po', almeno fino alle 14, quando si chiude la fase delle dimissioni».

Dopo altre infinite ore di attesa, alle 18 Bernardini viene informata che «è stato deciso il trasferimento in reparto, ma bisogna attendere gli ambulanzieri che, al momento, sono occupati perché c'è una sola ambulanza a disposizione per il trasferimento dei pazienti dal pronto soccorso ai reparti».

«Quando arrivano, alle 19, dicono invece che sono in attesa di chiamate da oltre un'ora – continua Bernardini -, mentre il reparto attendeva l'arrivo di mio padre dalle 15.30 (oltre tre ore prima del trasferimento, ndr), nonostante le numerose chiamate di sollecito al pronto soccorso».

«Sono indignata – conclude Bernardini -. Medici ed infermieri hanno fatto tutto il possibile per mio padre, ma l'organizzazione lascia a desiderare».

«La lunga attesa prima del ricovero lamentata dai familiari del paziente – risponde l'Aoup - purtroppo è da imputare all'ulteriore incremento degli accessi al pronto soccorso che si sta registrando in quest'ultimo periodo. Va però ribadito che non sono stati tagliati posti letto né risorse nell'area critica e dell'emergenza-urgenza, per l'approssimarsi del periodo estivo. Questa enorme mole in entrata fa sì che si allunghino le attese per i codici di bassa gravità e per il turn-over dei posti letto (dimissioni-nuovi ricoveri), ma l'organizzazione del lavoro di tutte le componenti del Dea-Dipartimento di emergenza-accettazione è impostata in maniera tale che nulla venga sottratto al regolare percorso assistenziale. Purtroppo il comfort a volte ne fa le spese, ma non bisogna dimenticare che ci si trova in una sala di osservazione breve con tutti i requisiti di un reparto di degenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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