Il dolore
Il bandito incastrato dai testimoni
Aveva l’obbligo di firma l’uomo arrestato dagli agenti per il raid al Penny Market
LUCCA. La coscienza civica prevale sul fantasma della paura e la testimonianza - concordante e coincidente - di tre clienti del supermercato consente alla polizia di catturare il pericoloso rapinatore che non esita a far fuoco e a colpire all’addome la cassiera che abbozza una reazione. L’incubo del bandito del Penny Market di Pontetetto a Lucca dura 15 giorni. Dalle 20 del 29 maggio quando il malvivente fugge a bordo dello scooter rubato con un bottino di 370 euro alle 18,45 del 13 giugno quando esce dal commissariato di Viareggio dove per due volte alla settimana deve presentarsi per l’obbligo di firma legato ai suoi problemi di dipendenza alla cocaina. In quell’istante gli agenti della Mobile lo invitano a seguirlo: in carcere. Adesso Alessandro Antonio Giuliani, 48 anni, viareggino del quartiere Varignano, precedenti legati allo spaccio di stupefacenti (una condanna passata in giudicato nel 1994) si trova rinchiuso a San Giorgio.
L’ordinanza di custodia cautelare indica reati pesantissimi: tentato omicidio, rapina aggravata, lesioni gravissime e porto di arma clandestina alterata. Lui, l’indagato, non si scompone. Nega e cade dalle nuvole: «La rapina a Pontetetto? Ma se neanche so dov’è....».
Sparito il fucile a canne mozze. Avrebbe potuto farla franca il presunto rapinatore. Perché non si trova il fucile a canne mozze calibro 12 con cui ha esploso un colpo per vincere la resistenza della commessa attinta dalla rosata di pallini al tronco, all’intestino e ai polmoni (alcuni non sono stati estratti dai medici). Ma ad indirizzare gli investigatori nella giusta direzione sono stati tre testimoni. Quella sera si trovavano in fila alla cassa e hanno ben impresso il volto del rapinatore. Che prima di entrare in azione si muoveva nervosamente tra gli scaffali del Penny Market. Il giorno dopo la rapina choc la polizia aveva già i dati del presunto autore.
Luca Tronchetti
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