Sicurezza
«Restituite i gettoni di presenza» Consiglieri comunali in rivolta
Un parere del ministero autorizza l’ente a chiedere la restituzione delle somme dal 2008 in poi Qualcuno dovrebbe sborsare oltre 13mila euro: «Siamo tutti pronti a fare ricorsi e querele»
PISA. Il Comune non ha ancora deciso se chiedere gli arretrati dei gettoni di presenza, ma i consiglieri comunali interessati hanno già preparato l’eventuale contromossa: un ricorso al Tar e, in alcuni casi, persino una querela per danni d’immagine. Sono giorni di riunioni frenetiche, ma informali, tra ex e riconfermati consiglieri comunali; sulla loro casella di posta elettronica è arrivato il tanto atteso e temuto parere del ministero dell’Interno, che suona più o meno così: la riduzione del gettone di presenza a 32 euro è congruente, si può procedere al recupero delle somme erogate in eccesso dal 2008 in poi. In pratica, con la determina numero 80 del 2013, il consiglio aveva deciso di applicare il più basso gettone di presenza possibile: 32,53 euro lordi. Era stata una scelta cautelativa, maturata sull’onda dell’indagine amministrativa che aveva toccato i consiglieri della legislatura precedente, quando il sistema di compensi era passato da indennità a gettone. Il Comune ha voluto essere sicuro al 100% e, dopo aver applicato uno dei gettoni più bassi d’Italia, ha anche chiesto al ministero se poteva dormire sonni tranquilli.
Ora siamo arrivati al paradosso che enti pubblici dove i consiglieri percepiscono più di 70 euro non sono sotto la lente di ingrandimento della burocrazia; mentre sul capo di Pisa, i cui rappresentanti dei cittadini percepiscono molto meno, pende un parere del ministero che invita al recupero retroattivo delle somme.
La palla al momento è tra le mani del sindaco Marco Filippeschi e dell’avvocato Pietro Pescatore, dirigente del consiglio comunale. Il primo caldeggerebbe l’idea di lasciar perdere: si tratta di un parere non vincolante e Pisa ha la coscienza pulita; l’altro avrebbe sul suo tavolo già pronta la lettera da spedire ai consiglieri per chiedere il rimborso.
Un’altra riunione tra consiglieri è stata richiesta da Riccardo Buscemi (Forza Italia). In sintesi le varie posizioni si possono riassumere con un: «Faremo ricorso». Tutti i consiglieri interpellati, che quasi sempre chiedono l’anonimato, hanno già deciso che si rivolgeranno al Tar. I motivi sono vari: c’è chi per “colpa” dei gettoni è passato nello scaglione Irpef successivo e ha pagato più tasse; c’è il manager che ha lavorato di notte per non perdere il premio produzione nel suo lavoro e ora si trova a dover rimborsare più di quanto avrebbe guadagnato se non avesse mai fatto il consigliere; c’è l’indignato che non sopporta «una situazione che mi fa sentire sporco, quando tra telefonate e benzina spendiamo più di quanto intaschiamo».
C’è anche chi aveva fatto domanda per non percepire il gettone, «ma mi hanno costretto per girare una parte di soldi al partito». La pratica del finanziamento volontario è diffusa: casi estremi Carlo Scaramuzzino e Sandro Modafferi (entrambi Sel), ex consiglieri che giravano rispettivamente l’intero gettone e il 50% alla loro formazione politica. Se fosse costretto a restituire, Scaramuzzino dichiara: «A questo punto il Comune dovrebbe chiedere la somma al partito».
Calcolando una media di tre consigli e tre commissioni al mese, per qualcuno si arriva anche a cifre superiori a 13mila euro da restituire. A proposito di «sporchi»: alcuni consiglieri stanno meditando una causa civile contro il Comune per danni d’immagine, visto che la pratica di rimborso li vedrebbe «inevitabilmente accomunati ai casi di corruzione grave che si sentono in questi giorni». In quel caso sarebbero incompatibili con il loro seggio a Palazzo Gambacorti e dovrebbero dimettersi, aprendo un ulteriore fronte. Per ora ancora non si capisce se il semplice ricorso al Tar li metterebbe nella medesima situazione di conflitto di interessi.
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