Sicurezza
Chiede soldi per lasciare la casa: arrestato
Accusa di tentata estorsione: nell’alloggio faceva prostituire la compagna. Proprietario minacciato per non denunciare
VECCHIANO. Diceva di fare la badante di avere bisogno di aiuto. Riuscendo a impietosire una famiglia aveva ottenuto una piccola casa per la quale pagava solo le utenze e nessun affitto. La storia, però, era ben diversa. Dopo qualche mese quello che aveva presentato come suo cugino e che in realtà era il suo compagno aveva rivelato un volto tutt’altro che bisognoso. Portava clienti in casa per fare sesso a pagamento con la sua donna e l’accompagnava sull’Aurelia in cerca di incontri a luci rosse.
Quando il padrone di casa si è reso conto di quello che avveniva nell’abitazione data gratuitamente all’immigrata ha cercato di far sloggiare la coppia. A quel punto si è trovato al centro di minacce e richieste di denaro. Una situazione che si è conclusa con l’arresto di Elton Cobaj, 34 anni, albanese, per tentata estorsione e il divieto di dimora nel comune di Vecchiano per una 50enne ucraina. Sono stati i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile e di Migliarino a chiudere la vicenda con le manette.
Era stato un collega di lavoro a chiedere al proprietario, Giacomo Puccini, di Vecchiano, falegname alla Geste di San Giuliano, un aiuto per la 50enne, sedicente badante. Siamo al giugno 2013. L’accordo è quello di pagare solo le utenze. Niente affitto. Passa il tempo e Puccini capisce subito che qualcosa non va: nella casa, oltre alla donna, sono frequenti le visite di un albanese. Scopre che in realtà anche l’immigrato abita nell'appartamento. E allora capisce che apparire come indigente in realtà per l’ucraina era stato un trucco per occupare gratis un alloggio. Il falegname chiede di riavere indietro la residenza, ma per tutta risposta la coppia si rivolge all'Agenzia delle entrate sostenendo di pagare un affitto in nero. Non solo. Puccini riceve richieste di soldi - almeno 6mila euro - per riavere il bene accompagnate da minacce di morte da parte dell'albanese. Otto mesi da incubo fino a febbraio. Un giorno Puccini decide di presentarsi ai carabinieri di Migliarino e raccontare il suo calvario. Iniziano i primi accertamenti che dimostrano l’attività di prostituzione avviata nell’alloggio e dopo alcuni giorni arriva l'ennesima minaccia.
Questa volta sono due connazionali dell'albanese che, a bordo di una moto, travisati con caschi, raggiungono Puccini nelle vicinanze della sua abitazione. Lo aggrediscono alle spalle e lo intimidiscono: «Ti ammazziamo se vai dai carabinieri». Una mossa che ottiene l’effetto contrario di quanto sperato dall’albanese. Il proprietario si presenta di nuovo in caserma a Migliarino e le indagini accelerano fino all’epilogo scritto dal gip con l’ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta dal sostituto procuratore, Antonio Giaconi.
Pietro Barghigiani
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