Proteste
Da discoteca ad albergo ma nessuno lo compra
La parabola del Pachamama, il locale ridotto a rudere sulla via Pisorno Ci sono i permessi per trasformarlo: è sul mercato, finora nessun acquirente
TIRRENIA. Una storia di luci (stroboscopiche) e ombre, protagonista l’ex discoteca Pachamama o ciò che ne resta. I molti balneari che i questi giorni finiscono bloccati in fila sulla Pisorno hanno tutto il tempo di “ammirare” il rudere ed i meno giovani potranno ripescare dalla memoria il ricordo di notti passate in pista. Prima circolo ufficiali per gli americani di base nel vicino Camp Darby, poi l’epoca d’oro come discoteca con il nome di Frumpy, successivamente cambiato in Pachamama. La crisi inizia nel nuovo millennio fino alla definitiva chiusura nel 2007. Da quel momento la parte triste della storia: il locale viene sempre di più lasciato all’abbandono e diventa il punto di riferimento per un altro tipo di frequentatori notturni: dove c’era la pista trovano posto bivacchi e giacigli improvvisati. Saccheggi e incendi (l’ultimo una ventina di giorni fa) completano l’opera di definitivo abbandono.
La situazione di eventuale pericolo dovuta alle condizioni pericolanti già due anni fa interessò anche l’amministrazione comunale: in un’interpellanza in consiglio comunale (presentata da Maffi e Garzella) si chiedeva quali potessero essere gli interventi plausibili. La risposta fu affidata all’ex assessore ai lavori pubblici Fabrizio Cerri che ne puntualizzò la storia anche sotto il profilo amministrativo. La proprietà, due signore fiorentine, già nel 2008 aveva anche ipotizzato un recupero dell’immobile per farne un complesso residenziale-turistico (secondo il progetto un villaggio turistico da 25 stanze). «Le pratiche sono state correttamente espletate fino all’ultima autorizzazione della Soprintendenza nel febbraio 2009», come ricorda il progettista, l’ingegner Alvaro Fiore. Nel frattempo però tale investimento non viene più giudicato conveniente e viene chiesto un cambio di destinazione: da residenziale-turistico a residenziale privato, si punta quindi a farne appartamenti. Ma sono cambiati anche gli strumenti urbanistici: per tale variazione è necessaria infatti una variante al piano strutturale d’area pisana. Un’operazione complessa che richiede persino qualche anno di tempo per concludersi. La proprietà ne prende atto e mette l’immobile, con tanto di progetto turistico approvato, sul mercato. Che però, in generale, langue. Il prezzo viene ribassato, ma ancora nessun acquirente si mostra interessato, almeno finora. Per evitare ulteriori pericoli il Comune ha chiesto alle proprietarie di recintare nuovamente tutta l’area, con la consapevolezza che, come le altre volte, non è un argine invalicabile per i vandali. Quello che rimane è il rudere di uno dei tempi del divertimento del litorale, nel quale le luci rimarranno spente ancora a lungo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
