Il Tirreno

Pisa

«Il contratto nazionale può essere superato»

Il presidente Federighi all’assemblea degli industriali: rimane un riferimento ma se troviamo l’accordo con i sindacati locali possiamo andare oltre

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PISA. La crescita economica - volenti o nolenti - passa dall’impresa. Lo ricorda con forza Federigo Federighi, presidente dell’Unione industriale pisana, il quale ieri mattina ha letto la sua relazione all’assemblea annuale dell’associazione, ospite Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Ue.

Impresa e lavoro. Secondo Federighi, «va superata l’idea che impresa e lavoro siano mondi nati per confliggere secondo la logica dello scontro di classe». In questo periodo, «nel quale la cinghia di trasmissione politica-sindacato non è poi così evidente, cominciamo a misurarci senza le stancanti ed inutili formalità ed i vincoli di intoccabilità, che si sono creati nel tempo per numerosi istituti che regolano il rapporto di lavoro all'interno delle aziende. Vincoli, spesso solo mentali o di abitudine, che nel resto della civile Europa industrializzata non trovano riscontro. Iniziamo a pensare che il contratto nazionale sia un riferimento, ma possa essere concordemente e superato a livello locale. Iniziamo a pensare che quel che impedisce un sereno e costruttivo confronto tra sindacato ed impresa non è, in molti casi, l'azienda che non vuole il sindacato, ma il sindacato che non vuole l'azienda, intesa come istituto autonomo che deve rispondere a mercati e tecnologie non di proprio esclusivo governo. Vediamo se è possibile privilegiare l'apporto tecnico, le competenze, il comune interesse di fondo per la continuità di impresa».

«Vediamo - ha proseguito Federighi - se è possibile per tutte le parti sociali privilegiare le soluzioni aziendali e di filiera, lasciando sullo sfondo, per quanto e quando si può, i vincoli dell'appartenenza ad un sistema. Se vogliamo recuperare la via dello sviluppo dobbiamo ripensare a flessibilità di orari, calendari, mobilità interna, misurazione delle performance aziendali veramente collegate alle prestazioni ed ai risultati d'impresa. Si può fare? Si deve fare!».

Il ruolo dell’Unione. Federighi ha sottolineato anche il ruolo della Confindustria locale: «I progetti che abbiamo avviato e finanziato, in questi ultimi quattro anni, di accompagnamento alla ricerca di prodotti e mercati, al miglioramento della logistica, alla riorganizzazione dei processi produttivi, hanno prodotto interessamento e dato supporto a 150 aziende. Abbiamo però riscontrato come, in molti casi, gli imprenditori si siano fermati solo alle considerazioni sulla opportunità di investire. Non è stata, e non è, una scelta derivante dal venir meno della volontà di intraprendere, è il contesto generale che disincentiva».

Piccolo non è bello. Secondo il presidente della Confindustria pisana, «non ci sono cavalieri bianchi all’orizzonte, non è la catastrofica scelta del “piccolo è bello” di qualche anno fa che ci aiuterà a superare la congiuntura e a crescere. Piccolo è bello può valere solo per i giardini bonsai; le aziende bonsai, come le definisce una ricerca della Scuola S. Anna, possono meglio sopravvivere se trovano supporto nella cosiddetta azienda allargata, cercando all'esterno le competenze che non sono in grado di procurarsi e assicurandosi così gli strumenti per concorrenzialità e continuità. Il network che in questi anni abbiamo nella nostra associazione costruito, con i progetti di assistenza, può essere il primo e valido supporto per avviare un disegno di collaborazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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