Il Tirreno

Pisa

«Già chiarito tutto con gli inquirenti»

di Pietro Barghigiani
«Già chiarito tutto con gli inquirenti»

L’ex direttrice del San Matteo risponde alle accuse di aver dimenticato per anni il recupero dei quadri affidati a un privato

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PISA. «Quello che dovevo spiegare l’ho chiarito a chi di dovere in fase di indagine. Che siano 17 le opere uscite dal San Matteo me lo sta dicendo lei».

Maria Giulia Burresi, storica dell’arte, già direttrice dei musei pisani per la Soprintendenza, ora in pensione, è stata la convitata di pietra della conferenza stampa che si è svolta in Procura per annunciare il recupero di dodici tele uscite dal museo cittadino nel 2002 e rientrate in questi giorni (anche se due opere sono ancora a Parigi, ndr).

Contattata dal Tirreno, la dottoressa Burresi ha preferito non rispondere nel dettaglio su come sia stato possibile che per anni il museo da lei diretto non si sia informato su quale fine avessero fatto i quadri affidati a un privato.

«Non ero presente alla conferenza stampa e quindi non so cosa è stato detto – afferma la storia dell’arte –. Quindi, non posso rispondere nello specifico. Quadri dimenticati? Già chiarito con gli inquirenti».

Nessuna responsabilità penale è stata accertata nei confronti dell’ex responsabile del San Matteo, né eventuali intese a scopo di lucro con il restauratore lucchese, Marco Gazzi, 65 anni, denunciato per appropriazione indebita aggravata.

«Non ci sono estremi di responsabilità penale – chiarisce il procuratore capo, Ugo Adinolfi – e anche se ci fossero è tutto prescritto. Eventuali provvedimenti disciplinari o cause civili sono aspetti che non ci riguardano come autorità giudiziaria».

Quello che emerge dalla storia dei quadri spariti e ritrovati è lo scarso controllo, almeno all’epoca dei fatti, delle opere d’arte. I dipinti furono affidati a un privato nel 2002 che avrebbe dovuto restituirli un anno dopo. Non era bastata la mancata consegna nei tempi previsti, ma solo nell’ottobre 2006 il restauratore restituì cinque delle diciassette opere avute dal San Matteo. Nessuno, fino al 2011, con l’arrivo del nuovo direttore Dario Matteoni e l’avvio di una ricognizione del deposito, aveva più cercato l’artigiano per farsi ridare i quadri. Non erano opere esposte. Stavano nel deposito e non è che l’interesse a capirne la destinazione fosse una delle priorità della passata direzione.

Agli atti sono stati trovati i pagamenti per i restauri, pari a 31mila euro, e anche a livello documentale le opere figurebbero come rientrate. Verità di carta che nessuno nella precedente gestione avrebbe accertato con una corrispondenza tra quello che compariva sui fogli e ciò che era nei magazzini. Più superficialità che dolo, stando a quanto raccolto dagli investigatori nel corso delle indagini.

«Oggi quello che è successo in quegli anni non sarebbe più possibile – assicura l’attuale direttore del San Matteo, Dario Matteoni –. Dal 2011 le opere vengono restaurate all’interno del museo dove abbiamo costituito un laboratorio attrezzato. Se non possiamo farlo noi le affidiamo a istituti riconosciuti dal ministero. Sono rari i casi di affidamento ai privati come avveniva in passato. Controlliamo la fase del restauro dall’inizio alla riconsegna con riscontri cartacei».

Nel deposito ci sono circa 1.200 opere. A partire da domenica i quadri tornati a casa saranno visibili al pubblico. Una mostra con i dieci dipinti ritrovati destinati a non restare più in magazzino.

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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