Italia
Era pisano il ladro più ricercato di tutto il Brasile
Esce un libro dedicato a Gino Amleto Meneghetti Una storia avventurosa tra arresti e furti di gioielli
PISA. Gino Amleto Meneghetti è il ladro più ricercato del Brasile, è pisano e ruba collane dal tricolore italico fatte di diamanti, smeraldi e rubini . Sembra una velina dell'Interpol ed invece, il personaggio, realmente esistito, esce dalla penna di Andrea Schiavon, giornalista di Tuttosport e scrittore. "Il buon ladro" è il titolo del suo ultimo libro edito dalla Add di Torino.
Meneghetti è realmente esistito e realmente si è fatto 21 anni di carcere durissimo in quel di San Paolo, lui che è partito alla fine dell'800 da Vicopisano, dove tutt'oggi, nessuno lo conosce se non scartabellando a ritroso, negli archivi dell'anagrafe. Figlio di un barcaiolo, Gino diventa il nemico pubblico numero uno della polizia di San Paolo. Per arrestarlo, vengono mobilitati 200 poliziotti in un'operazione clamorosa che porterà alla condanna più pesante, 43 anni di prigione. Scarcerato nel 1947 grazie a un decreto presidenziale, ormai settantenne, Gino cerca di barcamenarsi, ma la libertà dura poco. Per l'opinione pubblica, che lo segue fuori e dentro il penitenziario, è una celebrità. Incorreggibile, al momento dell'ultimo arresto ha più di 90 anni. Questi sono i tratti sintetici e sinossici della biografia di Gino ma lo scrittore Schiavon aggiunge: «Gino Meneghetti era diventato talmente famoso in Brasile che ancora oggi, alcuni ristoranti di San Paolo nel menù propongono le lasagne alla Meneghetti». Ma perché tanta celebrità celeberrima? Meneghetti non rubava ai ricchi per distribuire ai poveri ma, di base, e comunque, rubava ai ricchi, ai ricchissimi. E nel Brasile degli anni '50, ciò forse era un pregio. «E lo faceva con destrezza, scaltrezza senso dell'humor e senza mai la minaccia di un'arma» rivela Schiavon. Gino ha rubato un collier tricolore (verde, bianco e rosso) ad una famiglia italiana che a San Paolo era considerata come gli Onassis. «Così come rubò un'altra collana di diamanti ad una baronessa – racconta Schiavon – preoccupandosi di lasciare un biglietto con su scritto che la signora doveva cambiare gioielliere perché le pietre preziose non erano di buona qualità».
Il nostro "buon ladro" non ha mai minacciato nessuno con un'arma, usava solo la sua scaltrezza. Fatto sta che in quel di San Paolo divenne così famoso che quando era in carcere, il rotocalco più venduto acquistò i diritti sulla sua biografia e per diversi mesi pubblicò stralci della vita del Meneghetti pisano. L'autore del libo si è imbattuto in Gino per puro caso. «Ero in Brasile e stavo facendo una ricerca di archivio sugli italiani famosi emigrati nella patria dove ora si tengono i mondiali e facendo una ricerca in portoghese su Google sugli emigranti, mi è comparso il nome di Meneghetti». Schiavon in realtà, voleva trovare italiani famosi espatriati collegati al calcio ma si sa che chi cerca una cosa spesso finisce col trovarne un'altra più interessante. Schiavon ha contattato l'anagrafe di Vicopisano e gli stessi impiegati comunali sono rimasti basiti davanti ad un concittadino tanto famoso quanto forse, scomodo. «Abbiamo appurato che in Brasile avevano sbagliato data di nascita di Meneghetti così come sbagliavano o storpiavano qualche lettera del suo cognome» dice Schiavon. In realtà, era lo stesso "buon ladro" ad usare diversi alias quando veniva acciuffato dalla polizia brasiliana. «Fu accusato di omicidio, scagionato in primo grado e condannato poi, in secondo – dice Schiavon – peccato che il proiettile trovato nel corpo dell'ispettore di polizia non corrispondesse minimamente alla pistola detenuta da Meneghetti, tant'è che fu condannato ad otto anni, un numero di anni di carcere di molto inferiore alla condanna per le collane da lui rubate».
Carlo Venturini
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