Il Tirreno

Pisa

Appello di don Ciotti «Senza la verità democrazia a rischio»

di Daniela Salvestroni
Appello di don Ciotti «Senza la verità democrazia a rischio»

Lectio magistralis del fondatore di Libera al Polo Carmignani «Esiste una mafiosità diffusa che è fatta di indifferenza»

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PISA. «La situazione è davvero grave, se oltre a chi fa il male c’è anche chi guarda e lascia fare». A parlare è don Luigi Ciotti in occasione della lectio magistralis dal titolo “Lotta alle mafie e società responsabile: il ruolo di ciascuno di noi” che si è tenuta ieri nell’auditorium del Polo Carmignani. L’iniziativa rientra nel percorso accademico del master Apc (Analisi prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione) ed è il terzo anno che viene organizzata. Don Ciotti è impegnato nella lotta alla mafia con l’Associazione “Libera”, da lui fondata 20 anni fa, che a Pisa ha inaugurato l’edicola confiscata alla mafia di Borgo Stretto grazie al progetto denominato “I saperi della legalità”. Accolto dagli applausi, don Ciotti ha parlato della sua esperienza e dell’importanza della verità, riferendosi anche all’inchiesta sul Mose.

«Senza la ricerca della verità – dichiara – non c’è democrazia. Abbiamo bisogno di verità nel nostro Paese. Non c’è una strage di cui si conosca la verità. L’associazione Libera è parte civile in tutti i processi di mafia per non lasciare soli i magistrati e i familiari delle vittime. Le mafie hanno radici nel sud dell’Italia ma raccolgono i frutti nel nord d’Italia. Dobbiamo sempre ricercare la verità, è un problema di coscienza. Non è possibile che in Italia non si possa conoscere la verità. Anche in questi anni di grandi progressi nel contrasto alle mafie ci sono state grandi ricadute. Da una parte c’è la rete di scuole e di università che prima non c’era e una presa di coscienza dei cittadini che il problema è trasversale, dall’altra è cresciuta l’illegalità nel nostro Paese. Occorre sostenere la cultura e allargare i percorsi educativi nelle scuole, serve una legge chiara. In questi 20 anni c’è chi ha lavorato con leggi che vanno nella direzione opposta, leggi ad personam per tutelare gli interessi di alcuni».

E anche definirsi contro la mafia non è sufficiente. «Basta! – afferma don Ciotti - Essere contro le mafie dovrebbe essere un fatto di coscienza, non una carta d’identità da presentare. I primi a dirlo sono i mafiosi. Dobbiamo essere una società civile e responsabile. C’è una mafiosità diffusa che è il primo patrimonio delle mafie ed è fatta di indifferenza, delega e superficialità. Oggi le mafie hanno tanto denaro che riciclano e investono con una visione del mercato impressionante che anticipa la nostra. Ci vuole la riforma delle coscienze, a partire dalla nostra e di chi ci governa. Dobbiamo avere più coraggio, come i 354 amministratori che l’anno scorso sono stati minacciati perché non si sono voltati dall’altra parte».

E la parola responsabilità torna più volte nel discorso di don Ciotti. «Non si educa alla legalità – spiega – perché non basta più, è riduttivo. È una parola abusata. Si educa alla responsabilità. La democrazia si fonda su giustizia e dignità, ma la spina dorsale è la responsabilità. Dobbiamo batterci per i diritti e per dare dignità umana alle persone. Non si può essere cittadini a intermittenza. Non si può puntare il dito, vedere il male e girarsi dall’altra parte. Bisogna essere cittadini veri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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