Il Tirreno

Pisa

Sapienza chiusa, ma i libri se ne vanno

di Francesco Loi e Gianluca Campanella
Sapienza chiusa, ma i libri se ne vanno

Fatti, dubbi e retroscena di una vicenda infinita che rappresenta una ferita per la città. Qualcosa però inizia a muoversi

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PISA. A due anni e quattro giorni dalla chiusura della Sapienza si spostano i libri della Bup, la Biblioteca universitaria ospitata nel palazzo di piazza Dante. Da ieri, infatti, è partita la grande operazione del trasloco: circa 100mila volumi lasceranno l’edificio chiuso il 29 maggio 2012 per raggiungere la sede allestita in un’ala del museo San Matteo. Tutto bene quel che finisce bene? Dipende.

Spolveratura e transfer. Intanto la buona notizia è il trasloco. Il personale specializzato sta lavorando nel complesso quattrocentesco di piazza Dante per ripulire i testi e inscatolarli. Si dà precedenza ai periodici, perché sono le pubblicazioni destinate al San Matteo: man mano che sono pronti, i pacchi raggiungono quella che l’allora ministro della Cultura Massimo Bray in una circolare considerò «sede succursale» e che il cartello dei lavori chiama «sede temporanea». Comunque sarà pronta per settembre. La differenza però è sostanziale: nel primo caso là si portano i periodici per sempre, separando in due la Bup, ma alleggerendo il carico dei libri nell’immobile storico (proprio il peso è all’origine della fragilità del palazzo). Nel secondo si pone il problema di trovare una “succursale definitiva” o di utilizzare tutta la Sapienza per la Biblioteca universitaria; mentre va detto che l’immobile è di proprietà dell’Ateneo e che è da sempre sede di rappresentanza dell’Università, nonché sede di giurisprudenza. Insomma, nel secondo caso si apre un vaso di Pandora. Chissà cosa ne pensa il nuovo ministro Dario Franceschini: la sua dovrebbe essere la parola definitiva.

Materiale librario. Spostando periodici recenti più altri opuscoli e dispense (104mila pezzi in totale) si lasciano in Sapienza 380.777 tra libri convenzionali e tomi antichissimi o preziosi. Si arriva quasi alla “rimozione” del 30% del totale, come richiesto dalla perizia presentata a Roma il 20 dicembre 2013. Essa indicava una serie di azioni urgenti per mettere in sicurezza l’immobile, alcune a carico dell’Università e altre a carico del Mibact, ministero dei Beni culturali sotto la cui tutela è la Bup. Tra le azioni da svolgere in biblioteca c’era, per esempio, l’inserimento di basi metalliche estese sotto i piedi degli scaffali: in questo modo il peso dei libri si diffonde meglio sul pavimento, anziché scaricare su un punto solo. La “spolveratura” in corso serve anche a questo: liberare le librerie per sollevarle e rendere possibile il fissaggio delle basi. Sul fronte Mibact, quindi il cronoprogramma procede.

Padroni di casa. Sull’altro fronte le cose vanno pure meglio; il rettore Massimo Augello qualche giorno fa ha dichiarato: «Abbiamo assolto il 90% delle prescrizioni» della perizia. E ieri dall’Università hanno evidenziato che in pratica mancano ormai solo i due/tre interventi più costosi, tra cui il consolidamento del tetto dell’Aula magna nuova. Da un lato l’Ateneo sta cercando fondi appositi nelle pieghe del bilancio (Augello: «Faremo la nostra parte»), ma il rettore si augura che il Mibact riconosca non solo il suo ruolo diretto sulla biblioteca, ma per tutto il palazzo storico.

Il ruolo di Franceschini. Alla fine è una questione di soldi. Dei tre ministri che si sono succeduti in questi due anni, sia Lorenzo Ornaghi che Bray hanno scritto lettere e sono intervenuti più volte sul tema Sapienza: voci maliziose dicono che hanno promesso, tanto sapevano che sarebbero durati poco in sella al ministero. Dall’attuale Franceschini, invece, finora c’è stato solo silenzio. Parlerà quando ci saranno i finanziamenti? Di certo il cambio di governo ha rallentato ulteriormente la partita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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