Il Tirreno

Pisa

«Quel verdetto ingiusto alimenta rabbia e dolore»

«Quel verdetto ingiusto alimenta rabbia e dolore»

Lo sfogo della mamma della piccola Sara dopo l’assoluzione di una pediatra «Non hanno voluto credere alle perizie, mi sento derisa e umiliata»

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. «Questa ingiusta sentenza, fondata su dati scientifici discutibili, non fa altro che alimentare il dolore di noi tutti, genitori e parenti invece di sopirlo. È come se avessimo rivissuto lo stesso lutto di quel giorno, perché la delusione dell’ingiustizia e la rabbia alimenta altro dolore».

C’è rabbia e tanta voglia di lottare nelle parole di Caterina Nicita, la mamma della piccola Sara Sarti, la piccina di 4 anni di Vecchiano deceduta nell’agosto 2009 a Locri. Nei giorni scorsi il gup del Tribunale calabrese, al termine del processo con rito abbreviato, ha assolto, perché il fatto non sussiste, Maria Teresa Sabatino, la pediatra dell'ospedale imputata di omicidio colposo per la morte di Sara. Anche il pubblico ministero aveva chiesto l'assoluzione. Per altri due medici è in corso il processo con il rito ordinario.

Stupita dall’assoluzione. Afferma Caterina Nicita: «Ho disapprovato sin dall’inizio il comportamento della Procura finalizzato a voler archiviare a tutti i costi il procedimento e dopo aver ottenuto la riapertura del caso e l’imputazione coatta della dottoressa, nutrivo qualche speranza di ottenere giustizia. Con grande stupore ho appreso dell’assoluzione dell’unica imputata. A mio avviso questo caso non era da definire con un’ assoluzione bensì con una condanna perché sin dallo svolgimento del primo accertamento peritale era corsa la voce che vi era una fondata responsabilità della dottoressa».

Poteri forti. Secondo la mamma della bimba «purtroppo ho dovuto constatare che i poteri forti sono intervenuti, quella perizia è risultata “scomoda” e rilevanti dubbi ho nutrito circa l’indipendenza di un magistrato che era stato ricusato per aver interloquito per mezz’ora nella propria stanza con l’imputata. Sono state adottate aprioristiche valutazioni nel senso che questo caso andava “archiviato” senza considerare il dolore di chi ha subito un’autentica ingiustizia. Secondo me la valutazione che è prevalsa è stata la seguente:” non importa se una famiglia intera è distrutta. Contro quella che abbiamo ritenuto la “parzialità’” del magistrato ci siamo rivolti al Csm e alle altre istituzioni di competenza di Roma e Reggio Calabria ma ci è stato risposto che non era stato posto in essere alcun comportamento inadeguato da parte del magistrato. Io personalmente sono costretta a constatare che la mia lotta deve orientarsi in una duplice direzione contro la malasanità e contro la malagiustizia, ecco il mio prossimo obiettivo.

Derisa e umiliata. La mamma dice di sentirsi «derisa e umiliata in quanto per giungere all’assoluzione dell’imputata si è ricorso ad un unico espediente: quello della malattia acuta fulminante (miocardite). Secondo la versione della Procura, che ha richiesto l’assoluzione, mia figlia sarebbe stata “uccisa” da un virus imprevedibile e non diagnosticabile! Boh!!! Mi risulta che l’ ultimo organo che ha smesso di funzionare, nell’organismo di mia figlia, è stato il cuore, quindi non era così compromesso come vorrebbero farci credere. Mia figlia è morta per uno shock settico, aveva la polmonite batterica e virale, aveva una infiammazione appendicolare: al momento in cui si è presentata dinanzi alla pediatra dell’Ospedale di Locri presentava un quadro patologico complesso, anche un imbecille si sarebbe accorto che era malata e non in grado di essere inviata a casa. Sarebbe bastato un ricovero ed una corretta diagnosi per salvarla».

Le perizie. In questi anni di battaglie legali al fianco della famiglia Sarti ci sono stati due periti di parte, «preparati, competenti ed estremamente scrupolosi» sottolinea Caterina che aggiunge «uno è un valente accademico che ha documentato con il richiamo a riviste internazionali la fondatezza della tesi della polmonite. Purtroppo le sue parole non sono state ascoltate e si è preferito accogliere le tesi di altri periti».

Il rimpianto. Alla grande amarezza si aggiunge il rimpianto per non aver potuto raggiungere la bambina morente, per non averla vista spirare in pace circondata dai propri cari. Conclude la madre di Sara: «Se proprio doveva accadere l’inevitabile, è triste constatare che soggetti a me estranei mi hanno negato anche la possibilità di essere al capezzale di mia figlia e dirle addio piccola mia, mamma sarà sempre con te».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa