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Pisa

Annuncia su Facebook che deve tornare in cella

Annuncia su Facebook che deve tornare in cella

Sentenza della Cassazione per uno dei protagonisti del circolo “Il Silvestre” Definitiva condanna per una rapina. «Non mi abbatto, spero di tornare presto»

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PISA. Nessuno sfugge al proprio destino. E neanche al passato che come un pendolo della vita oscilla tra buona e cattiva sorte. Che, a volte, ritorna sotto forma di una cella.

C’è chi sceglie la bacheca di Facebook per annunciare ad amici e conoscenti che andrà in carcere per scontare un residuo di pena per una vecchia rapina.

Si chiama Francesco Gioia, ha 34 anni, ha vinto il titolo italiano di “Stron gman”, vive a Rosignano e nei primi anni Duemila era uno dei protagonisti del circolo ecologista pisano “Il Silvestre”, fucina dell’anarchismo più intransigente.

Accusato e assolto di far parte delle Cor (Cellule offensive rivoluzionarie), protagoniste di attentati a tralicci e contro esponenti politici, Gioia, dopo due anni di carcere - anche in isolamento - una latitanza in Spagna e nuovi processi, da qualche giorno è in cella a Livorno.

La Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Firenze (4 anni e 2 mesi) e quei 2 anni e un mese rimasti in sospeso si sono trasformati in un arresto.

Stessa sorte per Daniele Casalini 29 anni, di Pontedera, che è entrato al Don Bosco per scontare un residuo di un anno e 9 mesi su una sentenza originaria di 4 anni.

La storia risale al giugno 2007. Una rapina all’ufficio postale di Terrinca (Stazzema) - bottino di 3460 euro - insieme a Casalini e a un altro amico. Arriva l’arresto e seguono le condanne. Fino alla Cassazione che, nei giorni scorsi, ha messo una pietra tombale sulla vicenda confermando la sentenza di secondo grado.

Nel frattempo Gioia si è rifatto una vita, ma senza rinnegare gli ideali che lo hanno fatto entrare e uscire dalle carceri. Vegano convinto, titolare della palestra “Bunker 48”, campione di prove di forza, solleva auto e traina camion, tiene corsi di thai boxe e difesa personale.

Che non fosse un terrorista lo hanno scritto i giudici nelle sentenze con cui è stato assolto per gli attentati.

Nel suo passato era rimasto quel verdetto per una rapina che ancora oggi Gioia rifiuta di accreditarla nel suo pedigree di militante anarchico dalla schiena dritta.

Quando l’avvocato gli ha comunicato l’esito della Suprema Corte, il 34enne ha capito che avrebbe dovuto affrontare l’ennesima parentesi in carcere di una rinnovata esistenza fatta di sport, affetti e amicizie. E ha affidato a Facebook il suo saluto: «Questo scritto non vuole essere né una richiesta di aiuto, né un lamento, ma la spiegazione a molti del perché da un giorno all'altro potrò non essere per un po’ al vostro fianco nella gare Strong man, a insegnare in palestra. Ma anche vicino alla mia famiglia, ai miei cani e al gatto o dietro ai mie allievi in palestra».

Gioia ricorda il motivo per cui è tornato in carcere. E ribadisce la sua innocenza. Poi aggiunge: «A loro poco importa anche che siano passati 7 anni e il fatto che mi sia costruito un lavoro, una famiglia, una passione che mi ha portato ad avere risultati straordinari. Se fossi stato un pazzo, un tossico l'avrebbero chiamata redenzione, ma siccome dalla parte del torto non ci sono mai stato, ho poco da cambiare o migliorare. Sanno benissimo che gli anarchici, oltre a lottare contro di loro, magari lavorano nelle scuole, fanno gli educatori, lavorano negli ospizi, si battono per gli animali. Sono delle persone che hanno la simpatia e il rispetto di molti e forse è anche per questo che fanno tanta paura».

Rassicura gli amici sull’attività della palestra di Rosignano.

«Logicamente non mi abbatto – è la chiusa della lettera aperta – continuerò ad allenarmi come potrò sperando di tornare presto fra voi, con mia moglie, nella mia amata palestra, alle gare. Per risentire ancora gli applausi che acclamano quello che avete definito "il Pitbull” di Rosignano». Uscito dalla cella lo aspetta il “Bunker 48”.

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