Italia
Circolo, vendetta di fuoco denunciati sei giovani
Per la polizia bruciarono il locale perché disturbati nell’attività di spaccio Indagati anche per un giro di hashish. Foto in posa davanti all’edificio incendiato
PISA. Una vendetta contro il gestore che impediva al gruppetto di spacciare hashish in zona e nel locale.
Per la polizia è il movente che avrebbe spinto sei giovani la notte del 18 settembre scorso a incendiare il circolo Arci del Cep.
Un gesto per il quale i sei amici, dai 20 ai 26 anni, sono stati denunciati per il reato di danneggiamento seguito da incendio. A questa contestazione ne va aggiunta un’altra, quella di spaccio di sostanze stupefacenti.
È stato il capo della Digos, Gonario Rainone a fornire i dettagli dell’inchiesta iniziata la notte stessa del rogo. Esclusa da subito la matrice politica, le ipotesi della polizia si indirizzarono subito su una probabile ritorsione.
I denunciati. I sei denunciati sono tre giovani - due fratelli e un cugino - di origine macedone, ma nati in Italia, e tre italiani. Quattro vivono al Cep e due in un’altra zona di Pisa, ma bazzicano il quartiere. Qualcuno studia, altri non fanno niente.
Gli arresti. Nel novembre scorso due dei denunciati, Francesco Hasan, 25 anni e Emran Alioski, 21 anni, vennero arrestati per spaccio e detenzione ai fini di smerciare droga dopo che la polizia aveva trovato nella loro abitazione 1,350 kg di hashish. Nel frattempo sono stati rimessi in libertà. Gli agenti si erano imbattuti nei due indagando sull’incendio al circolo Arci.
Le indagini. Il dirigente della Digos ha spiegato i passaggi delle indagini durante le quali sono state determinanti le telecamere.
«Con la videosorveglianza – ha chiarito il vice questore aggiunto, Rainone – siamo riuscito a ricostruire i movimenti dei ragazzi. La sera l’hanno trascorsa al circolo. Poi sono usciti. Dalle 3,30 alle 4,30 è scoppiato l’incendio. Abbiamo le immagini di ulteriori passaggi dei denunciati in zona».
Lo spaccio. Nel mettere in fila le azioni dei sei amici - le indagini proseguono per accertare eventuali altri responsabili - , la polizia ha avuto riscontri su un’attività di spaccio che in media era in grado di far circolare almeno un chilo di hashish alla settimana. Un grammo veniva venduto a 5 euro e in un mese il giro poteva fruttare sui 20mila euro. Lo smercio, stando alla polizia, avveniva al Cep, nei dintorni del circolo e anche in alcune scuole superiori. Pure all’interno degli istituti e con minorenni come acquirenti di hashish.
Altro episodio. La polizia ha ricordato, inoltre, il collegamento con un altro episodio simile a quello degenerato nel rogo di settembre. L’epilogo fu diverso, ma nel gennaio 2013 il circolo venne messo al centro del mirino di un atto vandalico. «La vicenda non fu denunciata alle forze dell’ordine – ha aggiunto il dottor Rainone - ma si inserisce nel contesto emerso con il rogo di settembre».
L’incendio. Gli autori dell’incendio misero un cassonetto sopra l’altro all’altezza della tenda del circolo. Prima, però, avevano danneggiato la telecamera esterna. Quindi appiccarono il fuoco alla carta del cassonetto. Le fiamme danneggiarono la facciata dell’edificio e parte degli interni.
Facebook. Indagando anche sui profili Facebook, gli agenti hanno trovato una foto con quattro denunciati in posa e con le dita a V in segno di vittoria all’ingresso del circolo. È stata scattata il giorno dello stesso del rogo e subito postata sulla bacheca di uno degli indagati.
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