Il Tirreno

Pisa

Anfore, vasi, lucerne sorprese senza fine dagli scavi delle navi

di Francesco Loi
Anfore, vasi, lucerne sorprese senza fine dagli scavi delle navi

Tanti oggetti emersi sotto l’ultima imbarcazione recuperata Lavori in corso anche agli Arsenali Medicei, sede del museo

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PISA. Alcuni giorni fa si è finito di scavare per il recupero della nave denominata “I”. Sotto è emerso un altro tesoro fatto di anfore, vasi, lucerne e tantissimi altri oggetti di epoca romana. Dalla sommità del cantiere, dentro la grande buca si vedono spuntare dall’ombra e dal fango. E’ il carico di quell’imbarcazione rovesciata? Forse, non è sicuro. Qualche metro più avanti, dove il terreno disegna ancora la prua della nave “I”, un grande dolio (contenitore di terracotta per vino, olio o grano e legumi) si affaccia illuminato dal sole. Gli esperti fanno notare che non si trova alla stessa altezza degli altri oggetti: e allora quale nuova storia può raccontare? Solo scavando ancora, come avverrà dai prossimi giorni, si potrà sapere. Il cantiere delle navi antiche di Pisa continua a regalare sorprese e tesori. In mezzo ad una decina di turisti, la visita guidata si arricchisce di dettagli passo dopo passo.

Scavi e museo. Gli scavi stanno andando avanti, hanno ripreso di buona lena da un po’ di tempo dopo che, dalla scoperta fatta nel 1998, hanno sovente camminato a singhiozzo. Il nuovo slancio è stato garantito dai 4 milioni di euro che il ministero dei Beni culturali ha concesso oltre due anni fa: 2 destinati al completamento del recupero dei relitti rimasti sottoterra e al loro restauro; 2 alla ristrutturazione e all’allestimento del museo che dovrà ospitare questo patrimonio, ovvero gli Arsenali Medicei di lungarno Simonelli. I cantieri, sotto il coordinamento della Sovrintendenza, proseguono in parallelo. L’assegnazione del finanziamento prevede il suo utilizzo anche per tutto il 2015. Per l’apertura del museo serve ancora tempo ed i continui cambi di guida al ministero non aiutano: Bray aveva già programmato una visita a novembre, poi tutto è stato bloccato dalla crisi di governo. Ora il titolare dei Beni culturali è Franceschini, che a metà aprile sarà a Firenze: non è da escludere una deviazione verso Pisa. Comunque archeologi e restauratori nel sito degli scavi, 3.500 metri quadri al fianco della stazione ferroviaria di Pisa San Rossore (dentro un’area di quasi 11mila), hanno pronte tante attrazioni che potrebbero già ora trovare posto agli Arsenali Medicei.

Il restauro. Le attrazioni numero uno sono chiaramente le navi, databili tra il III secolo a.C. e il VII d.C. Quelle ritrovate, di varie dimensioni, sono 31 considerando sia quelle integre sia quelle di cui sono emerse solo parti più o meno grandi. In esposizione andranno solo le integre e nella versione originale. Dentro il cantiere di Pisa San Rossore ce ne sono tre in fase di restauro sotto tendoni bianchi chiusi. Il trattamento cui vengono sottoposte è particolare: il legno viene prima lavato con acqua distillata, poi passato con una sostanza antifunghicida e infine - è la fase attuale - vengono interamente immerse in vasche piene di cauramina, una resina chimica che dà al legno un effetto naturale. E' l’ultimo passaggio prima di essere pronte per andare in esposizione al museo.

L’esposizione. Sorpassata la grande buca degli scavi in corso, si entra nella stanza allestita come piccolo museo per chi visita l’area del cantiere. Nelle vetrine sono contenuti alcuni dei reperti. Nemmeno un decimo di tutti quelli ritrovati, ma già significativi. La varietà colpisce: vasi, anfore (di ceramica e di vetro), un ago in legno per reti da pesca, tappi di sughero, contenitori per profumi. Le imbarcazioni sbucate dal terreno a Pisa San Rossore servivano per i commerci e gli oggetti trasportati arrivavano anche dalla Gallia, dal Nordafrica e dalle Isole Egee: la globalizzazione non sembra un’invenzione tanto recente. La scritta “vinum” su un’anfora si legge nitidamente. E ci sono anche alcuni zoccoli di legno, adatti per un piede piccolo, di un uomo non molto alto.

Curiosità. Dal fango e dal terreno sono usciti anche reperti più che curiosi. Già nota la “cassetta del marinaio”: dentro anche 171 sesterzi, monete di bronzo. La paga di un legionario. Erano in una sorta di sacchetto: non ancora individuata la fibra di cui è fatto. In una delle 31 navi, quella denominata ellenistica, è stato poi ritrovato un centinaio di scapole destre di maiale, probabilmente segno di commercio ispanico di prosciutti di spalla. Da segnalare anche un rostro in ferro e bronzo: l’ipotesi in questo caso è che appartenesse ad un’imbarcazione militare, riciclata a fini commerciali. Il cantiere continua a far emergere storie e non è finita qui.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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DELLA VISITA AGLI SCAVI

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