Il Tirreno

Pisa

Tornano i dromedari a San Rossore per la gioia dei turisti

di Giovanni Parlato
Tornano i dromedari a San Rossore per la gioia dei turisti

Previste escursioni nel Parco in groppa agli animali esotici che saranno utilizzati anche per ripulire l’arenile

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Entro la fine di luglio arriveranno i primi dromedari alla Tenuta di San Rossore. Ma prima "sbarcheranno" in piazza Arcivescovado e, sotto gli occhi dei cittadini, dopo avere attraversato le vie di Pisa raggiungeranno la Tenuta.

I primi dromedari arrivarono alla metà del 1600 per poi scomparire col passaggio della seconda guerra mondiale. Poi fu il presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, a cercare di riportare a San Rossore un piccolo nucleo di dromedari e l’ultimo scomparve alla fine degli anni Settanta.

L’idea di riportare questi animali all’interno di San Rossore è stata di Andrea Gennai, il direttore del Parco, ristabilendo così un secolare rapporto. «I dromedari - afferma il direttore - saranno utilizzati per sviluppare l’offerta turistica, ma anche per ripulire le spiagge dai detriti delle mareggiate».

Su ogni dromedario potranno trovare posto quattro persone e, così in groppa all’animale esotico, si potrà scoprire la natura di San Rossore. «Organizzeremo delle escursioni sui dromedari che saranno sicuramente un’attrattiva turistica», spiega Andrea Gennai che aggiunge: «Il progetto si affianca al nuovo piano di fruizione della Tenuta. Siamo già in contatto con un paese nordafricano per fare arrivare i primi animali. In un primo momento arriveranno soltanto delle femmine e, successivamente, un maschio per la riproduzione».

Prima di organizzare l’arrivo dei dromedari, il Parco ha contatto il Dipartimento di Veterinaria dell’Università di Pisa che assisterà sia la gestione che la cura degli animali. Ma i dromedari non saranno soltanto una forte attrazione turistica, verranno usati anche per lavori materiali. Ogni anno, la spiaggia del Gombo si riempie di rifiuti trasportati dalle mareggiate. I dromedari avranno il compito, come un tempo, di rilupire la spiaggia da tronchi di alberi. Fu Ferdinando II de' Medici verso la metà del 1600 a introdurre nella Tenuta di San Rossore i dromedari, ribattezzati dai pisani "cammelli". Inizialmente presenti come piccolo nucleo, grazie alle condizioni ambientali favorevoli, andarono crescendo di numero divenendo un importante mezzo di lavoro e di trasporto per gli abitanti. Utilizzati nelle attività agricole, gli animali furono inizialmente lasciati allo stato brado fino a quando, intorno alla fine del '900, fu edificata La Palazzina nella zona sud della Tenuta che servì a ospitare le fattrici e i riproduttori, per poi scomparve con il passaggio della seconda guerra mondiale.

Fino a quando, durante la presidenza di Gronchi, nacque un dromedario. Era di colore bianco e, a quel tempo, si diffuse la voce che era nato un dromedario albino «non sapendo - specifica il direttore Gennai - che tutti dromedari quando nascono sono bianchi». La presenza dei dromedari ebbe estimatori eccellenti come il filosofo Friederich Nietzsche che nel libro "Il viandante e la sua ombra" scrive: «Proprio così pensai, quando in un bosco presso Pisa vidi prima due e poi cinque cammelli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa