Italia
Covarelli arrestato per riciclaggio
L’accusa: soldi sottratti a un fallimento per operazioni immobiliari. Sequestrata la vecchia sede dei nerazzurri
PISA. Pallone e mattoni. Le due passioni che hanno procurato più dolori che gioie a Leonardo Covarelli finito agli arresti domiciliari, con altre cinque persone, nell’ambito di un’inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Napoli. Nel 2005, a quarant’anni, l’immobiliarista acquista il Pisa per poi rivenderlo nel 2008 a Luca Pomponi, un altro a cui il calcio non ha portato benissimo vista l’impietosa fine della società nerazzurra con il fallimento nell’estate 2010.
Calcio e fallimenti. Di Leonardo Covarelli, agli arresti con l’ex suocero Dino De Megni (nel 1990 gli rapirono il figlio Augusto), già direttore generale della società, i pisani ricordano il repentino abbandono dei nerazzurri per la presidenza del Perugia Calcio conclusa con i libri in Tribunale. Che non fosse proprio un imprenditore solido, la città cominciò a intuirlo quando iniziò a vendere obbligazioni della sua Mas Spa (poi fallita) presentando il tutto come una campagna di azionariato popolare del Pisa Calcio.
Rosso in banca. Ma il suo nome provoca ancora dei pruriti ai soci dell’allora Credito Cooperativo di Bientina, poi salvato dal Credito Cooperativo della Valdinievole sull’orlo di un crac milionario. L’esposizione della “banchina” verso l’imprenditore perugino venne stimata intorno ai 3,5 milioni di euro. Il passivo del Pisa al momento del default fu quantificato in almeno 7 milioni di euro. Bene, circa la metà erano crediti vantati dalla banca bientinese. A metà febbraio del 2009 erano usciti allo scoperto, con esposti e denunce alla magistratura, circa 200 dei 1.800 soci del Credito Cooperativo per sottolineare la situazione di gravi sofferenze ed esposizioni per milioni di euro, e invocare chiarezza nei rapporti tra la banca e alcune società di Covarelli.
Gli arresti. L’operazione - 6 arresti tra i quali il nipote dell’ex ministro Cesare Previti, Umberto Flesca Previti, e sequestri per 9 milioni di euro - partita dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli tocca Pisa non solo per l’ex presidente nerazzurro e i suoi trascorsi calcistici.
Villino sequestrato. Una delle società coinvolte, la “Iniziativa 2003”, in fallimento, è finita tra i beni sequestrati. La società faceva capo a Luca Pomponi ed era stata usata per incorporare il Pisa Calcio al momento dell’acquisto da Covarelli. L’unico immobile sequestrato in città, per un valore di circa 400mila euro, è l’ex sede della società calcistica, un villino in via Montanelli 236. Il fabbricato è oggetto di una procedura esecutiva ed è stato messo più volte all’asta.
Le accuse. Agli indagati vengono contestati i reati di riciclaggio e reimpiego di denaro di illecita provenienza, intestazione fittizia di valori, falso in bilancio, formazione fittizia di capitale. Secondo gli inquirenti avrebbero usato società con sede in Austria, Germania e Gran Bretagna, sui cui conti correnti sono stati accumulati capitali sottratti dal fallimento della San Pio, società del settore alberghiero. Per l’accusa i capitali frutto della bancarotta fraudolenta sono stati trasferiti in Italia per tentare l’acquisto del capitale della clinica partenopea “Ruesch” attraverso due società immobiliari, la “Iniziativa 2003” e la “New Glen srl”.
La difesa. «Leonardo Covarelli – spiega il legale Giovanni Spina – rivendica la piena legittimità del suo comportamento che si sostanzia in ordinarie e regolari operazioni di compravendita immobiliare, senza alcuna possibilità di sospettare la provenienza illecita, di cui solo oggi viene a conoscenza, dei capitali utilizzati dall’acquirente».
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