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Ilaria, nipote d’arte «Meglio cervello in fuga che raccomandata»
È alla sede Onu di Bangkok, la zia è l’ex ministro Carrozza «Aiutini? Anche volendo lei non me lo avrebbe permesso»
PISA. Meglio “cervello in fuga” che raccomandata in Italia. Si può sintetizzare bruscamente così la scelta fatta da Ilaria Carrozza. Un cognome che significa qualcosa, a Pisa e non solo ormai, nel mondo dell’Università e della ricerca.
Tra le tante storie di giovani laureati “costretti” ad emigrare, quella di Ilaria Carrozza merita infatti una menzione particolare. Ilaria è la nipote di Maria Chiara, per anni rettore della Scuola Superiore Sant’Anna e fino a poche settimane fa ministro dell’Università nel governo Letta. Con una zia del genere, viene da chiedersi, c’era proprio bisogno di emigrare all’estero?
Ilaria, 25 anni, nata a Pisa, non si scompone: «In effetti, avrei forse potuto approfittare del mio cognome e usarlo per facilitarmi la ricerca di un lavoro senza fare troppa fatica. Ma anche volendo non sarebbe stato possibile, perché “la zia” non me lo avrebbe consentito, proprio in virtù della meritocrazia che tanto ha cercato di affermare durante i mesi al Ministero e in generale nell’arco della sua carriera».
E, qualora il concetto non fosse abbastanza chiaro, aggiunge: «Mi sono allontanata dall’eredità “ingombrante” del mio cognome un po’ per dimostrare a me stessa, ancor prima che agli altri, che si può arrivare dove si vuole senza aiuti o raccomandazioni. Mi è stato insegnato che per ottenere dei risultati si deve lavorare sodo».
Inquadrata la “tipetta”, ricostruiamo la sua biografia: laurea triennale a Pisa in Lingue e Letterature Straniere nel 2011, già durante l’ultimo anno di Ilaria ha iniziato a studiare cinese «quasi per gioco, per scoprire poi che la Cina mi affascinava sotto tutti i punti di vista. Volevo continuare a studiare un paese così complesso e ricco di contraddizioni; allora ho fatto domanda di ammissione alla Soas di Londra, la Scuola di studi orientali e africani, una delle università più all’avanguardia nello studio dell’Asia».
Ammessa per il titolo di studio magistrale (biennale) a Londra e laureatasi nel 2013 con una tesi sui rapporti internazionali fra la Cina e l’Africa, la giovane Carrozza è stata selezionata per un internship presso la sede dell’Onu di Bangkok, in Thailandia, dove attualmente vive. Il suo commento: «Non sono fuggita per necessità dall’Italia, ma ho seguito il mio istinto».
Alle inevitabili difficoltà della vita quotidiana (riscontrabili in ogni parte del mondo), si aggiungono anche inaspettate prese di contatto con la realtà: «Non è tutto oro quel che luccica, e l’Inghilterra ha tanti pregi quanti difetti».
Figuriamoci una civiltà così diversa come quella thailandese: «Al momento vivo in un paese in via di sviluppo a 9mila chilometri da casa: è stimolante ma al tempo stesso faticoso. Non c’è la comodità di servizi che funzionano, si cammina per strade sporche. Se la mamma e il babbo sono sempre pronti ad aiutarti con una telefonata su Skype, quaggiù sei da solo e devi imparare a cavartela in ogni tipo di situazione».
E si finisce per «fare di necessità virtù», come durante un trasloco a Londra: estate, nessuno che la aiutasse e decine di scatoloni da spostare.
Molto all’italiana, in soccorso di Ilaria arriva un carrello della spesa abbandonato: «Il trasloco si è trasformato in una corsa sulla discesa verso King’s Cross, a bordo del carrello».
In attesa della prossima puntata, un commiato da donna matura: «Mi piacerebbe lavorare nelle organizzazioni internazionali, e non escludo la possibilità di rientrare in Italia un domani e prendermi quello spazio che finora non ho trovato e che vorrei invece rivendicare con la consapevolezza di essermi arricchita grazie alle esperienze all’estero».
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