Finanza
Omicidio? No, eccesso di difesa
Lite mortale con il cognato, muratore condannato a un anno e 8 mesi
PISA. Lo avevano arrestato con l’accusa di omicidio volontario. È stato rinviato a giudizio per omicidio preterintenzionale. Alla fine è stato condannato a un anno e 8 mesi per eccesso colposo di legittima difesa. Pena sospesa.
La sentenza nei confronti di Lulzim Balla, 38 anni, muratore albanese, residente a Vicopisano, è stata pronunciata dal gup Elsa Iadaresta che ha giudicato l’imputato con rito abbreviato.
Balla, difeso dall’avvocato Maria Concetta Gugliotta, doveva rispondere di omicidio preterintenzionale del cognato trentenne Erind Ramaliu. Il pm Miriam Pamela Romano aveva chiesto una condanna a 7 anni. Il gup ha imposto a Balla un risarcimento di 50mila euro per la moglie della vittima e in misura minore anche per la sua ex consorte, sorella dell’albanese deceduto.
È un verdetto che accoglie in toto la tesi della difesa.
Per l’avvocato Gugliotta il muratore reagì a un'aggressione violenta da parte di quella che poi sarà la vittima dello scontro. Tra gli atti depositati dal legale c'era anche la trascrizione di un sms tra Ramaliu e la moglie inviato nelle ore precedenti al fatto di sangue. Il messaggio recita: «Stasera lo uccido». Per la difesa si trattava di un elemento chiaro di quale fosse l'intenzione della vittima nei confronti dell'imputato che, per il legale, ha reagito solo dopo essersi reso conto che avrebbe rischiato la vita nell'assalto furibondo del cognato.
«Carte e perizie hanno chiarito quale era il contesto di quell’episodio» sottolinea l’avvocato Gugliotta. L'omicida viveva da due mesi lontano dalla moglie, Erjola, una ragazza albanese come lui, che fa la parrucchiera, e che da ottobre 2011 si era trasferita con la bambina a casa del fratello Erind, nella vecchia via Emilia, il proseguimento di via Cattaneo. Imputato e moglie nel dicembre 2011 si incontrarono per discutere dell'assegno di mantenimento che alla donna non bastava. Secondo Lulzim il cognato avrebbe preso una livella da carpentiere e lo avrebbe colpito più volte al braccio destro e in testa. Il muratore a quel punto avrebbe preso, dalla sua macchina, un coltello e avrebbe raggiunto il cognato, al collo e al torace. Quattro coltellate, una delle quali fatale. Per il giudice non fu un omicidio, ma un eccesso di legittima difesa.
Pietro Barghigiani
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