Sicurezza
Eternit, bombe ecologiche sui tetti dei capannoni
Il killer silenzioso si annida nelle coperture di decine di fabbricati anche dismessi Progetto dell’Arpat per monitorare dall’alto le situazioni più a rischio
PISA. Vista dall’alto Pisa presenta molti più tetti in eternit di quanti furono dichiarati durante il censimento del 2007 voluto dall’Arpat. E alcune situazioni sono delle potenziali bombe ecologiche, come la copertura di 1.500 metri quadri di un capannone dismesso alla Saint Gobain e un’altra di 600 mq a Ospedaletto, accanto alla sede di Acque spa.
Le immagine dal satellite mostrano inquietanti punti di usura, se non veri e propri buchi.
Come è noto l’amianto, se “imprigionato” nel cemento, non è pericoloso; ma quando gli aghi del minerale (detto anche asbesto) sono liberi di volare, essi possono essere inalati, si conficcano nella pleura polmonare e sono ritenuti la causa del mesotelioma, uno dei tumori più aggressivi e incurabili. A questo quadro si aggiunge poi la pessima abitudine di molti privati di disfarsi dei loro antichi pannelli di eternit spezzandoli o addirittura frantumandoli; e lasciandoli dove capita. Come è emerso durante alcuni lavori di bonifica condotti vicino al ponte del Cep dalla “Associazione per l’Arno di Pisa”, presieduta da Daniele Cicalò: questi ha rinvenuto nel canneto accanto all’argine (dove si allena l’equipaggio della barca Azzurra nel palio di San Ranieri) numerosi punti di conferimento illecito. Nel quartiere tutti dicono che si tratterebbe del vecchio tetto della chiesa, smaltito irregolarmente all’insaputa della Curia. Inoltre, ci sono discariche non autorizzate un po’ dappertutto in città; clamoroso il caso dell’isola ecologica in via Pindemonte: Geofor, gestore dell’impianto, non può ritirare eternit e allora qualcuno ha pensato di abbandonare addirittura le tubature di un’antica cisterna d’acqua, contenenti fibre di asbesto, rompendole per bene. Si segnalano altri punti in giro per Pisa, tra cui molti argini dell’Arno e molti campi abbandonati nel quartiere San Giusto.
L’Arpat (Agenzia regionale per l’ambiente) ha un progetto di monitoraggio delle coperture dall’alto; ma noi abbiamo anticipato una parte del lavoro guardando le immagini con Bing, il motore della Microsoft di cui riportiamo alcune schermate in questa pagina.
La procedura prevede che l’Arpat segnali i casi sospetti all’Usl; la quale va sul sito ed esegue delle prove a strappo (metodo UNI 10608) per controllare lo stato di degrado del manufatto in amianto. In caso di pericolo, parte la segnalazione al Comune che, con un’ordinanza, impone la rimozione o l’incapsulamento. Alcuni dei siti citati sono stati già controllati in passato, ma gli agenti atmosferici nel tempo hanno continuato la loro azione, peggiorando la situazione allora accettabile.
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