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Pisa

«Siamo isolati, il resto è kebab e spaccio»

«Siamo isolati, il resto è kebab e spaccio»

Lo sfogo dei pochi superstiti commercianti storici della piazza: «Nessuno ha tutelato questa parte della vecchia Pisa»

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PISA. «Nel 1968 in piazza c’erano 70 negozi. Oggi siamo rimasti in cinque. Tutto il resto sono kebab e spaccio». E’ il de profundis recitato da quel manipolo di commercianti storici di piazza delle Vettovaglie che non ce l’hanno con i gestori dei kebab («anche loro devono mangiare», dicono), ma con chi ha permesso l’apertura “selvaggia” di ben sette kebab e due minimarket in una piazzetta che è grande quanto un cortile condominiale. «Io darei una medaglia a quelle signore e quelle famiglie che si ostinano a venire a fare la spesa qui - dice Claudio Signorini della storica macelleria di piazza - perché a tutte le ore è pieno di magrebini che spacciano e, come se non bastasse, nel primo pomeriggio si apre la “sgambata” di punkabbestia che liberano un decina di cani dai guinzagli e lordano l’intera piazza».

Poche settimane fa lo stesso prefetto Tagliente aveva fatto un sopralluogo. «Evidentemente ha desistito anche lui. Qui non è cambiato nulla», continua Signorini. Cosa può fare la mano pubblica per risollevare la vita della piazza? «Anzitutto che si rispettino le regole - dice Signorini -, i cani si tengono al guinzaglio e la droga non si spaccia. Tutto qui. E’ possibile non riuscire a tener sotto controllo tre piazze visto che alla fine il centro storico pisano è limitato e piccolo, non siamo a Roma?».

Ben 76 anni fa, la famiglia Falciani aprì la pescheria delle Vettovaglie. Gino e Federico Falciani hanno appeso fuori dalla pescheria una sorta di manifesto in cui si fa l’elenco di ciò che ha ucciso il commercio tradizionale in piazza. Si fa la lista anche dei negozi che c’erano, dei forni, delle formaggerie, delle macellerie, dei negozi di frutta secca. «Non so quanto potremo resistere - dice Gino Falciani -, qui ormai non viene più nessuno perché nessuno è invogliato a passare sia per lo spaccio di droga che per la sporcizia, oltre che per il lastricato della piazza che è totalmente devastato». Falciani ci indica poi una zona del porticato vicino alla sua pescheria dove c’è un cumulo di scatoloni e di rifiuti di un qualche bar della piazza. Erano le 11 di ieri. Il manifesto appeso della pescheria conclude laconicamente: «Quanto manca ancora prima che tutta la piazza diventi un kebab o un minimarket?».

Federico Bertini vende la frutta in piazza e la sua famiglia lo fa dal 1840. «Io la mattina, inizio la mia attività pulendo il vomito che la movida mi lascia - dice - . Mi ostino ad andare avanti perché dopo 200 anni non voglio essere io a chiudere, ma nessuno ci aiuta. Guardate la spazzatura che di sabato mattina abbiamo ancora qui davanti. Guardate la sciatteria in cui viene lasciata la piazza. Guardate là, sette kebab: non ce l’ho con loro, ce l’ho con chi non ha saputo tutelare questa parte di Pisa che era il cuore della tradizione». Kebab e minimarket sono l’indotto della movida: un pasto veloce a 2 euro e 50, ed alcol a volontà con una spesa ridottissima. Già una volta dal Comune hanno risposto che c’è la liberalizzazione delle licenze e che è solo il mercato a decidere. Se chiude il fornaio, vuol dire che la gente mangerà il kebab. (c.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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