Il Tirreno

Pisa

L’impresa in Italia venne pagata dal popolo sardo

Se Pisa finanziò l’impresa di Arrigo VII in Italia con una fortuna di oltre 200mila fiorini d’oro, ben diverso è lo sforzo di chi si sobbarcò quell’enorme peso: lo zoccolo duro ricadde in gran parte...

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Se Pisa finanziò l’impresa di Arrigo VII in Italia con una fortuna di oltre 200mila fiorini d’oro, ben diverso è lo sforzo di chi si sobbarcò quell’enorme peso: lo zoccolo duro ricadde in gran parte sulle popolazioni della Sardegna e delle altre terre conquistate dai pisani. La verità è venuta fuori spulciando i redditi del Comune di Pisa, recentemente acquisiti dal cultore della pisanità, Francesco Capecchi, che si riferiscono a quegli anni. I pisani tirarono fuori una fetta minima di quella montagna di soldi. «Sì, bisogna sfatare definitivamente la leggenda di un immenso sacrificio solo a carico della popolazione pisana. I documenti provenienti dall’Archivio di Stato di Torino parlano chiaro, riportando con esattezza i redditi del Comune territorio per territorio: dei 234.196 fiorini che inondarono le casse imperiali, la maggior parte venivano dal cagliaritano con 64.796, dalla Gallura 16.400, dall’Elba 50mila, poi via via dalle terre piombinesi e maremmane. Dalle gabelle della città e del distretto di Pisa venne un reddito di 50mila fiorini, dalle condanne nella città e nel contado di Pisa 30mila».

Certo, una bella ricchezza… «Grazie a essa venne finanziata l’impresa di Arrigo VII in Italia. Fu proprio la paura di perdere la Sardegna a causa delle ambizioni di conquista aragonesi, appoggiate da offerte di finanziamento da parte delle città guelfe di Firenze e Lucca, che spinse i pisani a mandare ambasciatori in Germania nel 1310 per invocare la discesa in Italia dell’imperatore e offrire le ingenti sovvenzioni».

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