Sicurezza
Ospedale, ridotto il turn over dei medici
Allarme del sindacato: è colpa della riforma Fornero, intanto i giovani vengono penalizzati perché non fanno esperienza
PISA. «Tra dieci anni il 40% dei medici pisani andrà in pensione e saranno troppo pochi i medici con esperienza pronti a sostituirli». Il sindacato dei medici Anaao di Pisa lancia questo avvertimento sia all’Università che ad Asl 5 e Azienda ospedaliera. «Due anni fa al Santa Chiara c’erano 980 medici, oggi siamo 945», spiega Gerardo Anastasio, segretario aziendale dell’Anaao-Assomed.
Sempre a Pisa, stando allo studio del sindacato, nel giro di 7-8 anni il 30% dei medici andrà in pensione e, se non verranno presi provvedimenti, in dieci anni sarà il 40% dei medici ad andar via. «La situazione si è aggravata con la riforma dell’ex ministro Fornero che ha spostato i termini per le pensioni di vecchiaia - dice Anastasio - con un blocco di fatto fino al 2017, data a partire dalla quale in pensione andrà circa il 7% dei medici ogni anno, quasi tre volte la media degli anni precedenti. Il problema sta non solo nel fatto che il ricambio generazionale dei medici rischia di non esserci, ma anche che le nuove leve potrebbero non dare le necessarie garanzie di esperienza maturata sul campo, visto che per formare un medico specialista ci vogliono minimo 11 anni: 6 per la laurea e 5 per la specializzazione».
In altre parole, «in pensione andranno medici con un’altissima esperienza e verranno rimpiazzati, se ciò sarà possibile, con medici dalla buona formazione ma dalla scarsa esperienza in corsia», spiega ancora Anastasio. Il problema si è accentuato negli ultimi anni per un “doppio imbuto” e cioè non solo il numero chiuso al Dipartimento di Medicina, ma soprattutto ai corsi di specializzazione, che sono un requisito necessario per lavorare in ospedale. Ogni 3 laureati attualmente viene infatti finanziato solo un posto in specialità, con la conseguenza che si creano laureati che corrono il rischio di rimanere in un limbo per anni, demotivati dopo tanto studio o costretti ad emigrare. «Inoltre - continua Anastasio - non ci sono più neolaureati in Medicina che si iscrivono a chirurgia, ginecologia e ortopedia mentre si ingolfano le specialità mediche o i servizi come la radiologia; fenomeno che si spiega con il fatto che le specializzazioni e le attività chirurgiche sono ad estremo rischio di contenzioso e foriere di grane giudiziarie».
Se il sindacato dei medici lancia l’allarme, in Toscana si cerca di ovviare al problema «pensando di poter sostituire i medici con gli infermieri. Una disposizione della Regione - dice Anastasio - prevede che nei Pronto soccorso, come anche in quello di Cisanello, gli infermieri trattino direttamente alcune patologie considerate banali. Il problema è che quella che sembra essere una semplice lieve congiuntivite può poi rivelarsi un glaucoma, malattia che può portare, se non riconosciuta e curata in tempo, a gravi problemi per la vista».
Il sindacato non difende “la casta dei medici”, ma è pur vero, come sottolinea l’Anaao, che alla fine dei conti la responsabilità giuridica rimane solo e soltanto al medico. La conclusione dell’Anaao va nel senso di responsabilizzare anche l’Università a prendere provvedimenti, «perché non si può programmare la formazione dei medici in base a calcoli meramente economici e l’Università non deve comportarsi da battitore libero seguendo logiche proprie, ma sentirsi parte integrante nella tutela e nella garanzia del Servizio sanitario nazionale e pubblico».
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