Sicurezza
“Nature” celebra il radar fotonico
La rivista scientifica ha dedicato un ampio articolo all’invenzione del Sant’Anna
PISA. Il radar fotonico (primo al mondo) progettato dalla Scuola Superiore Sant’Anna ha ottenuto ieri l’ennesimo riconoscimento scientifico: la pubblicazione su “Nature”, una delle riviste più autorevoli. Sul “journal” per antonomasia nel settore si parla di «approccio rivoluzionario con l’introduzione della fotonica nei sistemi radar» e di «traguardo all’avanguardia scientifica per le prestazioni ottenute sia come sistema di sorveglianza, sia come sistema di comunicazione radio» (il Doi, codice digitale dell’articolo, è: 10.1038/nature13078).
La pubblicazione di ieri è solo l’ultima di una serie di riconoscimenti, citazioni e inviti internazionali che il radar fotonico sta collezionando da quando nel luglio 2013 è stato presentato e messo in funzione per i primi test. Essi, svolti all’aeroporto di Pisa e al porto di Livorno, hanno dato risultati migliori delle più rosee aspettative, al punto che è sempre più nutrita la lista di aziende e istituzioni che chiedono di passare dal prototipo alla realizzazione commerciale. Cerchiamo ora di capire cos’è un radar fotonico e perché è migliore di quelli tradizionali. Intanto ricordiamo che questo del Tecip (Istituto di tecnologie della comunicazione, informazione e percezione, interno alla scuola d’eccellenza pisana), come tutti i radar usati dalla Seconda guerra mondiale in poi, all’esterno è formato da un’antenna che spara in cielo onde elettromagnetiche: se quelle si perdono, vuol dire che lo spazio è libero; se invece rimbalzano su un ostacolo, come un aereo, tornano indietro e permettono di rilevarlo.
Ciò che è cambiato in modo «rivoluzionario» è quanto c’è “a monte” dell’antenna: invece di un computer tradizionale, un elaboratore fotonico; in pratica, dentro i chip non passano impulsi elettrici (la corrente di casa), ma fotoni, cioè la luce di un laser. Va detto che i primi computer a fotoni già cominciano a essere usati nei laboratori più avanzati al mondo; ma solo a Pisa si è pensato di abbinarli a un radar, costringendo il team di ricercatori coordinato da Antonella Bogoni a un difficilissimo lavoro «interdisciplinare» che ha colpito la redazione della rivista scientifica. Il vantaggio principale di usare una struttura a fotoni è che l’antenna così comandata ha grande stabilità, una capacità di salire facilmente in frequenza, una maggiore velocità di trasmettere i segnali, può emettere e controllare diverse frequenze in contemporanea e riunire in un solo strumento più funzioni: se ora ci vuole un radar per seguire lo spazio aereo e uno per controllare il movimento dei velivoli in pista, in futuro un solo apparecchio per fare tutto. Ancora, la versatilità del radar fotonico consente un uso multi-servizio: lo stesso apparato compie in simultanea controlli di diversa natura, dal monitoraggio ambientale al controllo di traffici eterogenei.
L’effetto finale è: la riduzione degli incidenti in caso di traffico intenso e l’utilizzo su distanze più ampie, anche in condizioni atmosferiche non ottimali. Il progetto ha ricevuto finanziamenti per quasi 1,8 milioni dall’Erc, il Consiglio di ricerca europeo: 1,6 nel 2009 per la validità del programma e altri 150mila euro nel 2012 per trasformare i risultati della ricerca in un prodotto pre-industriale; ed è realizzato da Tecip e Cnit (Consorzio nazionale interuniversitario per le telecomunicazioni). Bogoni ha dedicato il successo alla sua squadra: «Nel giorno della pubblicazione su Nature, rivolgo un particolare ringraziamento a tutto il team del progetto, in particolare ai giovani ricercatori che vi si sono impegnati con dedizione, caparbietà e professionalità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
