Il Tirreno

Pisa

Moglie ferita col taglierino Sodi rimane in carcere

di Pietro Barghigiani

Il gip non convalida l’arresto per mancata flagranza ma decide la custodia in cella L’uomo non risponde al giudice. L’arma acquistata poco prima dell’aggressione

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PISA. Resta in carcere l’accoltellatore del San Chiara. Il gip Guido Bufardeci nell’udienza di convalida del fermo nei confronti di Daniele Sodi, 48 anni, ha disposto la misura cautelare della custodia al Don Bosco.

Il gip, però, non ha convalidato l’arresto perché non è avvenuto in flagranza del reato e ha ritenuto insussistente l'esigenza cautelare del pericolo di fuga sottolineando che è stato lo stesso Sodi ad avvisare le forze di polizia consegnandosi spontaneamente. Dunque, non c’è il pericolo di fuga, ma la gravità del fatto e il rischio che possa reiterare il reato hanno indotto il giudice delle indagini preliminare a far restare il 48enne in cella come richiesto dal sostituto procuratore, Giancarlo Dominijanni.

La premeditazione. Lo aveva acquistato pochi minuti prima di usarlo quel taglierino che avrebbe potuto essere l’arma di un delitto che la sorte ha voluto derubricare in un tentato omicidio. È stato sentito il venditore che ha confermato. Un gesto che per l’accusa dimostra la volontarietà del marito lasciato di voler affrontare una discussione ricorrendo anche all’uso di un’arma.

Daniele Sodi era stato disarmato dai carabinieri dopo la telefonata fatta alla moglie, Sara Daino, 44 anni, dipendente Sodexo. Non aveva tentato il suicidio, il 48enne che presta servizio come portiere per la società di servizi Athena di Prato.

Sequestro provvidenziale. Nell’ultima chiamata alla consorte dalla quale si stava separando contro la sua volontà, in un tentativo disperato di ricomporre una coppia ormai in frantumi, Sodi aveva detto a Sara che se non fossero tornati insieme si sarebbe ucciso.

Un annuncio più per fare colpo che per svelare le sue reali intenzioni visto poi l’epilogo concluso con un ricovero in ospedale per la moglie e un arresto per tentato omicidio aggravato dalla premeditazione per l’uomo andato in tilt per un abbandono mai accettato.

Sara, sapendo della pistola per uso sportivo, detenuta dal marito che da circa un mese era uscito dalla casa di piazza Sicilia per andare a vivere da solo, aveva subito avvertito i carabinieri. Che erano andati a casa di Sodi per prendere l’arma e contestargli la mancata variazione del domicilio in cui la pistola andava custodita. Una mossa che con il senno di poi si è rivelata provvidenziale. Se al posto del taglierino, l’uomo si fosse presentato all’appuntamento con la moglie impugnando la pistola con ogni probabilità la cronaca avrebbe avuto un altro corso che è stato solo sfiorato.

Le indagini. La dinamica dei fatti è abbastanza definita nella ricostruzione della squadra mobile diretta dal dottor Gonario Rainone. Non ci sono testimoni oculari dell’aggressione. Solo i primi soccorritori e le persone che hanno assistito alla lite precedente il colpo alla gola sferrato con il taglierino possono mettere insieme la sequenza finita nel sangue. Di sicuro Sodi ha colpito la donna solo una volta. Poi ha chiamato il 113 per poi consegnarsi senza fare storie.

Sul momento non si è detto pentito, anche se gli agenti lo hanno trovato in uno stato di choc. Una condizione che con il passare delle ore gli ha permesso di rendersi conto della gravità della sua azione.

Quando sarà in grado di parlare, Sara Daino verrà sentita dalla polizia per chiarire dal punto di vista della vittima contesto e azioni del suo aggressore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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