Il Tirreno

Pisa

Caso Ragusa, entro un mese la conclusione dell’inchiesta

di Pietro Barghigiani
Caso Ragusa, entro un mese la conclusione dell’inchiesta

Nelle prossime settimane sarà notificato a Logli l’avviso di chiusura delle indagini Dopo l’estate la probabile richiesta di rinvio a giudizio per l’omicidio della moglie

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PISA. Avviso di chiusura indagini entro la fine di aprile e probabile richiesta di rinvio a giudizio dopo l’estate.

Sono i tempi dell’inchiesta sulla scomparsa di Roberta Ragusa, l’imprenditrice di Gello che venerdì festeggerà, o avrebbe festeggiato, 47 anni.

Tempi tecnici. Di lei non si sa più niente dopo la sparizione avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. Il destinatario degli atti su cui sta lavorando la Procura è Antonio Logli, indagato dall’8 febbraio 2012 per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Quello della moglie. A breve, forse già entro la fine della settimana, i carabinieri consegneranno la relazione che racchiude il vasto orizzonte delle ricerche del corpo, concluse con un nulla di fatto, e gli elementi raccolti per sostenere la quella che per gli investigatori è la tesi che mette insieme gli indizi concordanti sulla presunta responsabilità del marito nella morte della moglie. Logli il 25 febbraio si è rifiutato di sottoporsi all’interrogatorio del pm e le indagini sul suo conto dovranno chiudersi entro il 17 aprile. Le posizioni di Valdemaro Logli e Sara Calzolaio sono destinate all’archiviazione.

I telefonini. A carico di Logli Procura e carabinieri inseriscono il consiglio dato dall'uomo all'allora sua amante, Sara Calzolaio, di liberarsi dei telefonini segreti con cui i due si sentivano. È Antonio che dice a Sara di gettarli per non far emergere la loro storia. Lei obbedisce, salvo poi presentarsi il lunedì 16 gennaio ai carabinieri per svelare la relazione extraconiugale.

L'avvistamento. Il peso di diventare il principale teste dell'accusa grava sulle spalle di Loris Gozi, giostraio, 36 anni, residente in via Gigli. È in questa strada che sostiene di aver visto Logli in auto intorno alle 00,30, ora in cui Antonio giura di essere a letto. Poi, intorno alle una, è ancora Gozi che mette a verbale la scena di un litigio tra un uomo e una donna, sempre in via Gigli, ma non è sicuro di identificare nella coppia fuori da un'auto Logli e sua moglie. Dice di vedere la donna spinta nell'abitacolo e di sentire un colpo, come se avesse battuto la testa, accompagnato da una richiesta di aiuto.

La simulazione. Logli ha sempre negato di aver riprodotto con un amico la scena a cui Gozi sostiene di aver assistito in via Gigli. La Procura è convinta del contrario. L'indagato avrebbe simulato l'avvistamento per misurare distanze e capacità visive del suo grande accusatore.

Foto mirata. Ruota ancora intorno a Gozi, con il sostegno della moglie e della suocera, la dichiarazione secondo la quale Antonio Logli, il giorno dopo la scomparsa della moglie e sapendo, secondo l'accusa, di essere stato visto da Gozi, avrebbe bussato alla porta del giostraio per mostrargli la foto di Roberta. Un modo per sondare il terreno e capire quanto poteva sapere il testimone? Per gli investigatori la foto non venne mostrata ad altri residenti di via Gigli. Tanti indizi che, anche senza il cadavere, per la Procura sono sufficienti per dare una risposta all'inchiesta attraverso un processo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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