Il dolore
Caserme in vendita, il Comune spera
Il ministero della Difesa annuncia la cessione di 385 presidi. Filippeschi: «Vediamo se i vecchi patti saranno rispettati»
PISA. Il ministero della Difesa è pronto a chiudere e vendere 385 caserme in tutta Italia. Questa intenzione è stata annunciata dal nuovo ministro Roberta Pinotti. E’ uno dei pilastri dell’operazione di spending review, ovvero di risparmio della spesa pubblica, che riguarda anche i famosi cacciabombardieri F35.
Pinotti ha detto inoltre che entro un mese arriverà in consiglio dei ministri un provvedimento ad hoc e che sarà allestita una task force «per dare risposte, per mettere i beni della Difesa a disposizione dei Comuni, degli enti locali e anche dei privati. Da tanti anni ci sono immobili fermi, risolvere questo problema non sarà semplice, ma è un dovere patriottico».
Questo ritratto disegnato dal ministro Pinotti sembra fatto apposta per le tre caserme pisane, al centro da anni, per ora senza risultati, di un progetto che prevede una maxi-permuta: le tre strutture cittadine al Comune in cambio della costruzione di una nuova base ad Ospedaletto dove concentrare il sesto Reggimento di manovra di stanza a Pisa.
Ma non è tutto così semplice. Sono talmente tanti anni che Comune, Difesa e Agenzia del Demanio ne parlano che la variante urbanistica già approvata nel frattempo ha perso efficacia. Ed essendo di fatto scaduta le tre caserme sono tornate tali: di proprietà del ministero della Difesa e senza la possibilità di essere trasformate in qualcos’altro. Secondo il progetto, l’ex distretto Curtatone e Montanara (ora occupato dal Municipio dei beni comuni) sarebbe diventata un’area residenziale. L’Artale di via Roma, parzialmente utilizzata, avrebbe avuto più utilizzi (anche commerciale e di servizi) legandosi alla riconversione del Santa Chiara dopo il completamento del trasloco ospedaliero a Cisanello. La Bechi Luserna sull’Aurelia, infine, sarebbe stato il nuovo terminal turistico della città.
L’iter non è chiuso, il Comune ha confermato il suo interesse per il progetto. Lo scorso 5 febbraio, a Palazzo Gambacorti, c’è stato un incontro con Difesa e Demanio per far ripartire l’operazione. Che ha soprattutto un nodo da sciogliere: renderla economicamente fattibile. Si consideri che il costo della nuova caserma è stimato in 77 milioni di euro e in 105 milioni la valorizzazione delle tre caserme. In questi giorni l’Agenzia del Demanio ha stabilito le nuove stime degli immobili. Le parti si sono date appuntamento a metà aprile per un nuovo punto della situazione. Nel frattempo però sono intervenuti due fatti: la scadenza della variante e le dichiarazioni del ministro Pinotti.
«Quelle del ministro sono frasi positive, nel senso che rilanciano l’attenzione su certe situazioni. Ma ora si prefigura uno scenario nuovo. Dobbiamo attendiamo un chiarimento per capire se ci sarà il rispetto dei vecchi patti o se dovranno essere modificati», commenta il sindaco Marco Filippeschi. Dunque, se tutto sarà concretamente positivo è da vedere. Da una parte, la spending review mira a contenere le spese e questo potrebbe contrastare con l’operazione pisana. «Ma sulla nostra costa ci sono presidi militari così importanti che non dovrebbero esserci tagli, semmai investimenti», si dice a Palazzo Gambacorti. Dall’altra parte, il ministro parla chiaro: il patrimonio della Difesa deve essere venduto e valorizzato. Enti o privati dovranno farlo rendere per portare vantaggi alla finanza pubblica. Non ci saranno spazi per finalità meno remunerative.
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