Il Tirreno

Pisa

Bartali e Coppi insieme anche nel nome della piazza

di Pierluigi Ara
Bartali e Coppi insieme anche nel nome della piazza

Il Comune cambia la toponomastica e rende omaggio a personaggi del passato non solo ai due campioni del ciclismo, ma anche ai sindaci della ricostruzione

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CALCI. Piazza Bartali e Coppi. Sarà intitolata ai due grandi campioni del ciclismo uno spazio importante della Valgraziosa. La piazza non è lontana da via XX Settembre, arteria che scende giù dal centro del paese fino al ponte dello Zucchini, verso Caprona. La decisione del Comune farà sicuramente piacere a tutti, sportivi e non sportivi.

Per Fausto Coppi in particolare stravede il sindaco Bruno Possenti il quale ogni anno, o quasi, si reca come in pellegrinaggio a Castellania, in Piemonte, terra che ha dato i natali al mito della bicicletta. Insieme a Possenti è andato una volta don Antonio Cecconi, tifosissimo di Francesco Moser, e due volte a Castellania è andato anche con il primo cittadino Mario Pellegrini, assessore comunale alle politiche sociali. Proprio domenica scorsa Possenti e Pellegrini sono andati in visita a Novi Ligure, cittadina dove era andato ad abitare Coppi, e oggi sede del museo dei campionissimi.

Oltre alla piazza dedicata a Bartali e Coppi altre piazze e altre strade avranno il nome di personaggi che hanno lasciato un segno indelebile in mezzo alla comunità. Ciò è avvenuto nel quadro della revisione della toponomastica stradale. Questo ha “valore integrante e sostanziale” ed è accompagnato da elaborati fotografici.

Ecco, alla Gabella, via Ettore Tozzini e via Palmiro Filidei, sindaci del dopoguerra, quando ancora fumanti erano le macerie del conflitto. C’era bisogno di rimboccarsi le maniche per prendersi cura dei cittadini ancora frastornati dai bombardamenti americani e dai cannoneggiamenti. Occorreva restituire un pizzico di dignità anche economica a centinaia di famiglie ridotte alla disperazione. I sindaci del dopoguerra ebbero grandi meriti.

Un’altra vittima diretta della guerra, Coraggio Bernardini, che indossò il grigioverde ma non fece più ritorno a casa. A lui una strada nei pressi di via Buozzi, alla Corte. Uno spazio inoltre per Peppino Impastato, martire della mafia. Per non parlare di Luigi Vezzosi, accusato di un crimine atroce per essere poi completamente scagionato; ma intanto aveva perduto i diritti civili e politici tanto che quando, tardivamente, venne riabilitato per decisione del presidente della Repubblica, morì e non ebbe la umana soddisfazione di essere riammesso all’esercizio del voto. Per Vezzosi una strada nei pressi di via del Trebbietto.

Infine, ci sarà anche una strada dedicata ai Martiri delle foibe. Un altro capitolo dolorosissimo, sempre nel contesto della guerra quando si intrecciarono odi e vendette. Non possono essere dimenticati i crimini attribuiti alle bande del maresciallo Tito, ai confini orientali dell’Italia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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