Il Tirreno

Pisa

Appare un altro mondo

Appare un altro mondo

Così i nuovi strumenti cambiano la percezione degli artisti

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PISA. L'interesse di Galileo per l'arte e gli artisti dura sino alla fine, come dimostra il ricco carteggio. Interessanti e curiose le lettere scritte allo scienziato dal nobile veneziano Giovanfrancesco Sagredo tra il 1616 e il 1619, che rivelano lo stupore di fronte ai nuovi strumenti ottici, come telescopio e microscopio, che permettono di vedere da vicino non solo le stelle, la luna, il sole, ma anche le donne, le mosche, le zanzare,qualsiasi oggetto o dato di natura. A Venezia si costruiscono piccoli cannocchiali scrive Sagredo e «io li uso per vedere pitture da vicino».

Il microscopio, "l'occhialino", inventato in Olanda, ma perfezionato da Galileo in un gioco di lenti concave e convesse, diventa uno strumento scientifico di grande importanza, presto diffuso in tutta Europa. Galilei ne regala uno al Principe dei Lincei, Cesi, e gli scrive: «Io ho contemplato moltissimi animalucci con infinita ammirazione: tra i quali la pulce è orribilissima, la zanzara e la tignuola sono bellissime». Cambia la percezione del reale e la portata nell'arte è enorme: nei dipinti entrano paesaggi lunari, lune, stelle, mentre la natura morta apre a mondi insondati. Nascono straordinarie tavole botaniche, come le Plantae et Flores dipinte tra 1623 e 1628 da Vincenzo Leonardi e altri artisti o l' Apiario linceo inciso nel 1625 dal tedesco Matteo Greuter, che mostra le api in ogni loro minimo dettaglio. Nascono straordinari quadri di nature morte di artiste protette da Galileo come Anna Maria Vaiana o la stessa Artemisia, nota come abile pittrice di nature morte, oggi perdute o non identificate. E ancora i meravigliosi piatti di frutta di Giovanna Garzoni, con mele, pere, limoni, farfalle e i suoi sofisticati vasi di fiori. Le Conchiglie (1619) di Filippo Napoletano, le Cucine con frutta, verdura e prosciutto (1625) dell'Empoli.

Si sviluppa poi tutta un'iconografia legata a Galileo e ai suoi strumenti. Non solo il ritratto dello scienziato, da giovane e anziano, opera di anonimi o di grandi pittori come Passignano, Tintoretto, Justus Suttermans. Ma anche la rappresentazione dei suoi strumenti, in tutta una serie di soggetti come la Vista, titolo di un capolavoro di Ribera del 1614 circa (Città del Messico), in cui un filosofo solleva un cannocchiale per osservare il cosmo, o l'Allegoria della Vista di Rubens e Jan Bruegel dei Velluti del 1617 (Madrid), in cui tra mille oggetti spunta in primo piano un telescopio o ancora il fascinoso Endemione dormiente di Guercino dove il pastore innamorato della luna tiene in grembo il cannocchiale, mentre uno spicchio della sua amata compare nel cielo della sera. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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