Sicurezza
Soldi a “strozzo” in Toscana, la provincia al terzo posto
PISA. In Toscana almeno un imprenditore su dieci si rivolge agli strozzini per cercare di mandare avanti l'impresa. Un esercito di 8mila persone con un aumento, per fortuna, anche del numero di...
PISA. In Toscana almeno un imprenditore su dieci si rivolge agli strozzini per cercare di mandare avanti l'impresa.
Un esercito di 8mila persone con un aumento, per fortuna, anche del numero di denunce. Segno di un coraggio nelle istituzioni in crescita tra operatori e potenziali vittime.
La provincia di Pisa risulta essere la terza città in Toscana per percentuale di usura in rapporto al numero degli imprenditori attivi sul territorio, un giro di denaro che ammonta a circa 70 milioni di euro e 1400 imprenditori coinvolti.
A dare queste cifre è “Sos Impresa” l’associazione antiusura e antiracket promossa da Confesercenti.
«La situazione è in peggioramento costante – commenta Marco Sbrana, direttore di Confesercenti Toscana Nord – visto che dobbiamo tenere conto della crisi economica, del fatto che le imprese stanno chiudendo, tutti aspetti che favoriscono il fenomeno. Sono spesso i piccoli commercianti che pur di mantenere l’attività, una volta chiusi i canali ufficiali, entrano in questo giro pensando comunque di potercela fare. Ma l'usura non mai è la soluzione ai problemi di un'impresa: è invece l’inizio della fine. Non si è mai visto nessuno che da solo ce la faccia ad uscire – conclude Sbrana –. Per questo è fondamentale tenere alta l'attenzione: se infatti l'attenzione cala, le denunce diminuiscono e il fenomeno non si ferma, si propaga. Come è fondamentale una politica del credito che dia più ossigeno a piccoli. Le associazioni di categoria con il loro consorzi fidi fanno molto, ma occorre un messaggio forte anche dal governo».
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