Il Tirreno

Pisa

Presta 8mila euro, ne pretende 30mila

di Pietro Barghigiani
Presta 8mila euro, ne pretende 30mila

Ambulante in manette dopo la denuncia di una bancarellaia in difficoltà a pagare utenze e fornitori della sua ditta

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PISA. Quella che pensava potesse essere la soluzione ai suoi problemi si è rivelata una trappola dalla quale si è liberata solo dopo aver bussato alla porta dei carabinieri.

Una bancarellaia di 56 anni, residente nel Pisano, aveva ottenuto da un amico 8mila euro per far fronte a una serie di pagamenti. Nel giro di cinque mesi ne doveva restituire quasi 30mila. Incastrato da assegni e intercettazione telefoniche, l’ “amico” è stato arrestato dai carabinieri per usura. Dopo la convalida del fermo da parte gip, Biagio D’Angiò, 56 anni, di Pisa, titolare di un affittacamere e ambulante di frutta e verdura, dalla cella del Don Bosco è passato agli arresti domiciliari. Davanti al giudice per le indagini preliminari l’uomo, con qualche inciampo per truffa nel suo curriculum nei tribunali, avrebbe ammesso le proprie responsabilità. Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore, Paola Rizzo.

Crisi e aiuti negati. È una storia che mette insieme la crisi economica, il pudore di non rivolgersi alle istituzioni per chiedere aiuto e il desiderio di risolvere i propri guai ricorrendo a persone all’apparenza dal volto amico, ma che poi si trasformano in aguzzini. L’hanno resa pubblica i carabinieri con il comandante del reparto operativo, tenente colonnello Gianni Fedeli e il responsabile del nucleo investigativo, capitano Michele Cataneo. Al loro fianco, Giuliana Grison, dirigente della Camera di commercio e coodinatrice del servizio di ascolto per imprenditori e cittadini alle prese con crisi economiche istituito dal prefetto, Francesco Tagliente nel settembre scorso.

L’offerta di soldi. È il settembre 2013 quando la donna, affittuaria di una bancarella in piazza dei Miracoli, viene avvicinata da D’Angiò che, a conoscenza del fatto che l’amica non se la passa bene, si offre di aiutarla. E le dà 8mila euro per pagare utenze e fornitori, ma ne pretende 10.400 dopo 30 giorni. La bancarellaia, alla quale le banche rispondono picche al momento di erogare un finanziamento, accetta anche se poi, arrivata alla scadenza, non ha il denaro sufficiente per pagare il debito.

Nel frattempo, alla fine di settembre, parte lo sgombero dei banchi per consentire i lavori al Museo delle Sinopie. Stop alla vendita di souvenirs e niente incassi. E per la donna che ha in affitto il banco è una complicazione che aggrava il già precario stato delle finanze domestiche.

Passano i mesi e il conto lievita a suon di tassi considerati usurari. Si arriva ai primi di marzo con un debito esploso a 29.800 euro con interessi mensili del 30 per cento.

Le indagini. La commerciante si rende conto di essersi avvitata su se stessa e di non avere vie di uscita. Conosce da tempo D’Angiò. Lo crede un amico. È combattuta sulla decisione di denunciarlo. Alla fine si rivolge ai carabinieri e racconta il suo dramma anche se la sua collaborazione non è prodiga di dettagli. Secondo i militari l’ambulante aveva instaurato fin da subito un clima di intimidazione nei confronti della sua debitrice.

«L’uomo le faceva credere di essere in pericolo perché "spalleggiato" da altri personaggi, ingenerando nella donna un profondo stato di sudditanza psicologica – hanno spiegato gli ufficiali dell’Arma, Fedeli e Cataneo –. Una condizione di terrore che la portava a cercare, ad ogni costo, di reperire i fondi liquidi necessari a saldare il prestito». Di particolare utilità si sono rivelate le intercettazioni telefoniche durante le quali l’arrestato chiarisce con toni minacciosi quali sono i “doveri” della bancarellaia verso di lui e le eventuali conseguenze se non avesse onorato il debito.

L’arresto. L’usurata concorda con i militari del nucleo investigativo di assecondare le richieste dell’ambulante. E fissa un incontro per consegnargli due assegni da 15mila euro l’uno a garanzia per il saldo del prestito in contanti che avrebbe dovuto concludere a breve.

Si danno appuntamento di mattina in un bar nei pressi della stazione. Quando la donna consegna i due titoli di credito, intervengono i carabinieri che sequestrano gli assegni e anche il cellulare usato da D’Angiò durante le conversazioni ritenute intimidatorie. Per l’ambulante si aprono le porte del Don Bosco. Per la bancarellaia è il ritorno alla vita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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