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LA STORIA

Lavorava in piazza Duomo ma ora ha lasciato il banco

PISA. Avrà accesso al fondo per le vittime dell’usura e sarà seguita dal centro di ascolto della prefettura istituito a servizio di chi si trova in difficoltà economiche. La 56enne, residente in un...

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PISA. Avrà accesso al fondo per le vittime dell’usura e sarà seguita dal centro di ascolto della prefettura istituito a servizio di chi si trova in difficoltà economiche.

La 56enne, residente in un Comune del Pisano, che ha denunciato il presunto amico che le chiedeva il 30 per cento al mese di interessi su un prestito originario di 8mila euro, non fa più la bancarellaia.

Era in affitto in piazza dei Miracoli. Non aveva la titolarità del banco dietro al quale ha passato diversi anni arrivando alla fine con più debiti che profitti. Un bilancio da pollice verso che l’ha indotta a lasciare il settore.

Non sarà, quindi, tra chi è pronto in questi giorni a ripartire in piazza Manin.

«Ora non se la sente di parlare – spiega una collega bancarellaia –. Ci sono ancora le indagini in corso. In futuro, magari, potrà raccontare la sua storia».

In questi mesi la vittima di usura ha cambiato numero di telefono fisso per non farsi rintracciare. E solo ora sta recuperando dopo il calvario subìto.

Il caso della commerciante è emblematico di come si possa finire nel gorgo dell’usura partendo da una difficoltà che si ritiene superabile con le proprie forze. Di sicuro è stata costretta a prendere i soldi a “strozzo” perché il circuito legale del credito non le ha aperto i rubinetti. L’alternativa c’era, ma la donna non lo sapeva.

Nel corso della conferenza stampa i carabinieri e Giuliana Grison, della Camera di commercio, hanno sottolineato l'importanza degli strumenti messi in campo per dare vita al protocollo d'intesa per l'istituzione di un "Servizio di ascolto e sostegno" rivolto a chi versa in situazioni di disagio originate da motivi finanziari o comunque riconducibili alla situazione di crisi economici.

«In cinque mesi – ha spiegato la dottoressa Grison – abbiamo avuto 29 casi complessi all’interno dei quasi mille totali arrivati dal territorio attraverso i centri di ascolto antiracket e gli sportelli di aiuto. Le tipologie di chi si avvicina al nostro servizio riguardano piccoli imprenditori a cui manca la conoscenza dei meccanismi per fare impresa e si sentono soli di fronte alle banche. Vivono in solitudine la loro crisi e si fidano di persone che credono amiche. Ma anche cittadini sovraindebitati per l’accensione di prestiti senza starci a ragione troppo ai quali all’improvviso viene a mancare la fonte di reddito. Queste situazioni vanno affrontate credendo nelle istituzioni e non in solitudine».(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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