Il Tirreno

Pisa

Sesta Porta, resta un buco da 9 milioni

di Francesco Loi
Sesta Porta, resta un buco da 9 milioni

Risposta all’interpellanza di Fontanelli: l’Istituto di vulcanologia è autonomo. Ci sarà un incontro con il sindaco al ministero

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PISA. Il braccio di ferro sulla Sesta Porta continua. Quella voragine da 9 milioni di euro nel progetto del nuovo edificio in via Battisti resta tale. E non può lasciare tranquilli. Dal governo, per ora, non ci sono segnali. Ieri la risposta all’interpellanza urgente presentata dai deputati Pd Paolo Fontanelli, Federico Gelli e Andrea De Maria. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha «autonomia organizzativa, finanziaria e contabile», ha detto in aula il sottosegretario alla ricerca, Gabriele Toccafondi. Come dire: il ministero non interviene. Partita chiusa, anzi ormai affidata solo al contenzioso legale già in corso, senza più spazi di mediazione politica? Forse no, perché nel frattempo è stata accettata la richiesta di incontro che, sul caso Ingv, il sindaco Marco Filippeschi aveva rivolto al nuovo ministro della ricerca Stefania Giannini. L’appuntamento è a Roma per il 26 marzo.

I rischi di bilancio. La vicenda resta comunque molto complessa e fonte di preoccupazione. Nel suo intervento di ieri Fontanelli lo ha ribadito: «La decisione dell’Ingv è grave perché mette in crisi un progetto che può ricadere pesantemente sul Comune e sulla comunità pisana. Infatti, venendo meno questo impegno, non tiene più di fatto il progetto finanziario alla base dell’opera. Quindi ciò andrebbe a scaricarsi con un buco sulla Sviluppo Pisa e, quindi, in definitiva sul Comune che è quello che poi dovrà garantire tutta l’operazione».

Il preliminare di acquisto. Conviene ricapitolare la storia. La Sesta Porta, in zona stazione, è in sostanza un nuovo “terminal” in cui integrare il trasporto ferroviario con quello urbano pubblico e privato. Parte essenziale del progetto è un grande edificio che, oltre ad accogliere vari uffici (Pisamo, Ctt, Polizia municipale), doveva ospitare anche l’Ingv, che lì pensava di accorpare le sue tre sedi pisane. Con l’Istituto viene stipulato nel maggio 2009 un contratto preliminare per 9 milioni di euro. L’Ingv si impegna a pagare questa cifra così alta (anche perché l’edificio viene costruito secondo precisi criteri anti-sismici) in base allo stato di avanzamento dei lavori.

Rate non pagate. Finora, essendo stati ultimati i solai del piano terra, del secondo piano, del quarto piano, le facciate e gli impianti, la cifra da corrispondere sarebbe di 7 milioni e 650mila euro. Ad incassare dovrebbe essere la Sviluppo Pisa, società creata appositamente per gestire l’operazione, partecipata totalmente da Pisamo, a sua volta emanazione del Comune. L’Istituto per sua scelta non ha mai pagato una rata, perché dalla stipula del preliminare, come ha ricordato anche ieri Toccafondi, sono cambiate diverse cose: soprattutto è intervenuta la spending review a limitare le possibilità di spesa, e questa è stata sempre la motivazione della marcia indietro. Il sottosegretario ha anche accennato a un rifiuto di Sviluppo Pisa a rivedere i termini dell’accordo. In realtà, tra Comune e Ingv ci sono stati alcuni incontri per trovare un accordo abbassando la cifra di 9 milioni. Si era parlato di una possibile intesa a 6 milioni, ma evidentemente non era una strada che accontentasse tutte le parti.

Contenzioso legale. Al tirar delle somme, sono ad oggi pendenti al foro di Roma due azioni giudiziali promosse da Sviluppo Pisa. Fontanelli, non a caso, ha fatto riferimento nel suo intervento in aula di rischio di «danno economico» a carico della «finanza pubblica», comunque decida l’autorità giudiziaria. E ha chiamato in causa anche l’azione possibile della Corte dei Conti «verso un uso sbagliato della spesa pubblica», aggiungendo che in questo possono rientrare anche i soggetti «che hanno un qualche ruolo di vigilanza» come il ministero della ricerca nei confronti dell’Istituto. Il deputato, dopo aver definito la risposta «non soddisfacente», ha chiesto al sottosegretario Toccafondi di impegnarsi per «trovare un punto di accordo».

Sindaco all’attacco. «La risposta data dal governo è inadeguata», commenta il sindaco Filippeschi. «Siamo di fronte ad una grande ingiustizia a danno della città. Sto riflettendo sulle iniziative da prendere, sono pronto ad azioni clamorose». Tanto più, aggiunge Filippeschi, «sapendo che l’Ingv tratterebbe altri immobili a Pisa: questo significa che la capacità di spesa non manca». Mirino ancora sul governo: «E’ incredibile che un governo, anzi ormai questo è il secondo, non sia capace di far rispettare un accordo da parte di un ente sul quale ha compiti di vigilanza. Il ministero non se ne può lavare le mani». Il buco da 9 milioni è sempre più pesante. Prossima mossa al ministro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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