Sicurezza
Le grandi imprese cercano idee tra i progetti degli studenti
Una rete per distribuire l’energia, il traffico a portata di smartphone: due delle proposte che gli allievi del master del Sant’Anna hanno presentato a giganti come Mastercard, Procter & Gamble, Coop Italia
PISA. Il Mains, “Master in management, innovazione e ingegneria dei servizi” organizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna, si conferma un ottimo trampolino verso il mondo del lavoro. Ieri c’è stato l’appuntamento annuale con gli “Innovation Labs”,momento in cui i ragazzi del master si confrontano con le imprese e propongono progetti innovativi; e le aziende ci credono così tanto che ormai la sfilata di nomi è formata da sole big: Telespazio ha infatti coordinato il laboratorio “City logistics - Smart mobility”; Intesa Sanpaolo ha messo gli occhi su “Corporate venture capital - Innovation funding”; ancora, la partnership tra Ibm e Telecom Italia ha scelto di sviluppare il tema di ricerca “Open data”; infine Selex Es ha presentato “Smart energy”.
Gli Innovation Labs sono vere e proprie palestre formative in cui gli allievi del master, suddivisi in team, lavorano con i docenti e i rappresentanti delle aziende partner su progetti operativi. Il Mains è l’erede del primo Master in management e innovazione, nato nel 1990 nella scuola d’eccellenza pisana: viaggia su percentuali d’assunzione superiori al 90% e seleziona ogni anno circa 25 giovani promesse (laureati in genere in economia, ingegneria o giurisprudenza). Tra gli altri partner delle scorse edizioni, solo per fare qualche nome, ci sono Procter & Gamble, Piaggio, Ansaldo Energia, Mastercard, Coop Italia, Finmeccanica Global services.
Ma veniamo alla cerimonia di ieri: dopo i saluti di Marco Frey (direttore dell’Istituto di Management del Sant’Anna) e di Roberto Barontini (direttore del Mains), l’onore del “keynote speech”, cioè del discorso d’apertura è toccato a Maria Betti, direttore dell’Institute for Environment and Sustainability, Joint Research Centre della Commissione Europea.
Scelta che ha un doppio valore: la collaborazione istituzionale del master è ormai a 360 gradi e queste palestre di innovazione non sono esercizi accademici fini a se stessi, ma servono davvero a progettare il futuro. Il progetto più futuribile, per esempio, è quello della “Smart energy”: com’è noto, l’energia elettrica non si può conservare e quindi va prodotta solo quando serve; ma se la richiesta è altissima nello stesso istante servono centrali enormi. In alternativa si va diffondendo l’idea delle microgrid, cioè reti che mettono a disposizione il proprio surplus e che, in cambio, chiedono energia in momenti di picco. “Smart energy” trova il modello di business più attraente e sostenibile per la proposizione di microgrid mappando le migliori soluzioni per privati e pubbliche amministrazioni. A proposito di business, c’è “Innovation funding”, che mediante relazioni tra le start up con strutture di Investimento dedicate (Corporate Venture Capital) si propone di analizzare e trovare fonti di finanziamento per le attività di Innovazione delle aziende.
In controtendenza, rispetto a tutti i dubbi del caso Snowden e delle frontiere della privacy, c’è “Open data”: l’idea è la condivisione dei dati delle pubbliche amministrazioni, ma a fin di bene, per aumentare la trasparenza delle attività di governo, e stimolare l’economia digitale. Il laboratorio analizza le opportunità che si aprirebbero utilizzando questi dati nei campi della protezione civile, dello sviluppo del business da parte delle aziende e dello sviluppo di Smart Cities. Infine anche “City Logistics” propone un’integrazione, ma questa volta dei dati relativi a traffico e mobilità che si possono ricavare da smartphone, tablets, mobile broadband e relative connessioni, satelliti, reti terrestri e cartografia digitale: il tutto per migliorare la vita in movimento tra trasporti pubblici e privati, parcheggi privati e turistici, varchi Ztl, strutture sanitarie in situazioni di emergenza e cultura.
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