Sicurezza
Violentò cameriera, dalla fuga alla cella
Arrestato in Thailandia dopo mesi di latitanza un imprenditore inseguito da un mandato di cattura: deve scontare 6 anni
PISA. Era scappato dall’Italia per evitare di scontare una condanna a 6 anni per violenza sessuale. Lo hanno trovato in Thailandia dopo mesi di ricerche. Da mercoledì mattina, dopo un volo dal Paese asiatico concluso all’aeroporto di Fiumicino, si trova in una cella del carcere di Civitavecchia in attesa del trasferimento al Don Bosco.
È durata una manciata di mesi la latitanza di Giuseppe Trubia, 39 anni, nato in Svizzera, ma residente a Vicopisano, sposato e padre di due figli. All’alba di mercoledì un aereo proveniente dalla Thailandia l’ha sbarcato in Italia. Ad attenderlo a Fiumicino c’era la polizia di frontiera con i colleghi della squadra mobile che avevano dato la caccia all’imprenditore fuggito sapendo che la sentenza sarebbe diventata irrevocabile.
L’aspetto su cui sono ora concentrati gli sforzi degli investigatori è quello degli eventuali aiuti di cui Trubia avrebbe potuto godere. Sia nella fase di preparazione italiana della fuga, sia per la permanenza in Oriente. Chi l’ha aiutato a scappare e come si è mantenuto all’estero? Lavorava? Era ospite di amici? La polizia vuole approfondire questi aspetti per valutare eventuali profili di responsabilità penale a livello di favoreggiamento durante la latitanza di Trubia.
La storia. La vicenda, poi tradotta in una condanna a 6 anni, risale al 2006. Trubia è titolare di un circolo a Cisanello. Una delle cameriere è una studentessa universitaria fuori sede di 24 anni che per mantenersi agli studi lavora nel locale. Un posto che ha trovato grazie a un’amica. Guadagna sei euro l'ora, ma è contenta perché riesce a far fronte alle spese senza gravare sulla famiglia. Per lei, però, è in agguato un calvario. Secondo l’accusa il datore di lavoro comincia a mostrare attenzioni particolari nei suoi confronti. Dalle avances sempre più esplicite e insistenti, l’imprenditore passa alle proposte di farle provare alcol e fumo. I ripetuti no della studentessa, come poi è stato appurato in Tribunale, degenerano in violenze sessuali consumate in due occasioni quando nel locale non c'è nessuno.
La denuncia. Lo choc ammutolisce la giovane annichilita dalla paura di possibili ritorsioni e dalla vergogna per quello che è stata costretta a subire. Poi trova la forza di parlare con il suo fidanzato che la convince ad andare al pronto soccorso dove viene visitata. I medici confermano la violenza sessuale. A quel punto la studentessa si rivolge alla polizia che, coordinata dalla Procura della Repubblica, svolge una serie di accertamenti attraverso testimonianze e perizie. Ci sono i riscontri ai racconti della giovane che, durante le indagini, ha un crollo di nervi e deve essere seguita da un supporto psicologico. Fondamentale si rivela il sostegno degli “angeli rosa” della squadra mobile, il pool al femminile che si occupa dei reati in materia sessuale.
L’indagine. Trubia non viene arrestato. Lo indagano, però, per violenza sessuale. Durante il periodo delle indagini cerca di nascondere i suoi guai alla famiglia. Quando, però, finisce sotto processo non può più mentire. E arriva il secondo choc per l’altra donna “vittima” della vicenda, la moglie dell’imputato.
Sentenza e fuga. L’imprenditore viene condannato. Pena definitiva di 6 anni che diventa esecutiva. Ma prima del pronunciamento dello scorso gennaio da parte della Procura generale della Corte di Appello di Firenze, Trubia sparisce dalla circolazione. È il novembre 2013. La moglie ne denuncia la scomparsa. Da gennaio la polizia lo cerca per eseguire la sentenza.
La latitanza. Le indagini sulle tracce di Trubia portano gli investigatori in Thailandia. Lo rintracciano, ma non possono estradarlo per il solo effetto della condanna. Serve un escamotage amministrativo. Il passaggio di informazioni tra i servizi centrali delle polizie dei due Stati risolve il problema. Il latitante, clandestino in quel Paese, viene quindi espulso per non essere in regola con il permesso di soggiorno. E imbarcato su un volo per l’Italia dove ad attenderlo trova i poliziotti che portano in carcere.
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