Il Tirreno

Pisa

Carolina torna a casa la studiosa giramondo spera nel posto fisso

di Gianluca Campanella
Carolina torna a casa la studiosa giramondo spera nel posto fisso

Ricercatrice di scienze geologiche ha lavorato all’estero ora rientra nell’ateneo pisano con il programma Montalcini

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PISA. «Ogni tanto mi sveglio la mattina e mi chiedo: “Cosa ho fatto?”. Ma ho avuto una vita molto felice e penso di essere stata fortunata».

Carolina Pagli, 37 anni, nata e Livorno e laureata a Pisa, ha appena rinunciato a un posto a tempo indeterminato alla Plymouth University per tornare nella città della Torre come ricercatrice di “tipo B”, cioè titolare di un contratto di soli tre anni in cui (per giunta) guadagnerà meno di quanto percepisse in Inghilterra. Ma è «felice», appunto, ed è pronta ad affrontare nuove insidie e nuove avventure. A questa biografia essenziale, vanno aggiunte tre informazioni: Carolina ha girato il mondo, avendo lavorato e studiato come vulcanologa anche in Islanda, Lussemburgo ed Etiopia; da parecchi anni prova a rientrare in patria; ce l’ha fatta con il programma per giovani ricercatori “Rita Levi Montalcini”, promosso dal ministero dell’Università e meglio conosciuto come “rientro dei cervelli”.

Le coincidenze. Tutto è cominciato quasi per caso, nel 2001, quando la laureanda in Scienze geologiche ha cominciato ad appassionarsi ad alcune tecniche di studio dei vulcani, ancora poco note in Italia, che consistono nel rilevamento della superficie terrestre dallo spazio in tempi diversi, per capire i movimenti del magma e altri fenomeni. «Ho insistito molto con il mio relatore Mauro Rosi – spiega Carolina – affinché potessi svolgere una tesi proprio su quell’argomento. Prima coincidenza, lui conosceva qualcuno in Islanda. Seconda coincidenza, lì l’anno prima c’erano stati diversi terremoti e avevano bisogno di una persona per studiare i numerosi vulcani attivi». Le chiama «coincidenze» e si traducono in un anno di ricerca nella terra del ghiaccio e del fuoco, dopo il quale lei ha prodotto la tesi discussa a Pisa. Ma l’appetito vien mangiando e, così, Carolina ha vinto un concorso per il dottorato in Geofisica alla University of Iceland, titolo che ha conseguito nel 2006. Inglese come lingua accademica ufficiale, islandese nella vita di tutti i giorni, ma «mi vergogno di non averlo imparato bene dopo tutto quel tempo».

Lingue straniere. Altro idioma un po’ difficile con cui la ricercatrice ha avuto a che fare è uno dei tanti dialetti dell’Afar, in Etiopia, regione con caratteristiche geologiche uniche in cui Carolina ha esercitato la sua passione: «Per fortuna avevamo l’interprete». Ma prima e dopo, la sua carriera accademica è proseguita all’estero, alla University of Luxembourg «dove parlavo il francese», poi alla University of Leeds, fino ad arrivare alla Plymouth University, dove è stata docente di Scienze della terra fino al suo rientro in Italia. La ricercatrice commenta: «La lingua è una grande barriera e ogni volta che arrivi in un posto nuovo, nei tre mesi iniziali ti senti un fantasma. Ma questa vita ha aspetti positivi e la consiglierei a tutti, perché serve a superare i piccoli pregiudizi che ciascuno ha».

Amicizie. Dopo le lingue, la ricercatrice aggiunge un secondo tema sensibile: i rapporti personali, che in una vita così movimentata è quasi scontato che siano altrettanto ballerini. Ma c’è un punto fisso: nel lungo soggiorno islandese, Carolina ha avuto un figlio, che oggi ha dieci anni. E che l’ha seguita in tutte le sue peripezie. In Italia ci sarà anche il nuovo compagno della giovane donna. Sbaglia chi pensa al rientro sulle “sponde della materna terra” come a un tentativo di stabilità emotiva: si ricordi che a Pisa tra tre anni ci sarà un grosso punto interrogativo. Tuttavia la città «è un ottimo posto per studiare e ho ancora voglia di contribuire alla ricerca del mio Paese con la passione di applicare ciò che ho imparato all’estero». Non è stato un dramma provare a rientrare qualche anno fa e non aver vinto; non sarà un dramma se le cose dovessero andare male alla scadenza della borsa triennale: «Posso sempre rifare le valigie».

Progetti. C’è un’allegria nelle parole di Carolina che cozza con lo stereotipo dei cervelli (che sono stati) in fuga, sovente rancorosi verso il Paese che li avrebbe traditi. Lei la spiega con una consapevolezza e un distacco strani: «Alcune tematiche di studio non c’erano in Italia» che, tra l’altro, ha attraversato «una crisi che vista dall’esterno faceva paura». Ora che le cose sembrano andare meglio, la giovane ha un obiettivo: «Il progetto Montalcini ci permette di ottenere un’abilitazione nazionale come professori associati, che il ministero dovrebbe aiutare a trasformare in posti all’Università. Cercherò di farcela, di raggiungere l’abilitazione!».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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