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Storie di guerra e Liberazione

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Memory Sharing: 70 anni fa l’arresto di Salvestroni, poi morto in un lager

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PISA. Esattamente 70 anni fa Cesare Salvestroni fu arrestato a Pisa dai tedeschi e recluse alla Murate fiorentine prima di essere deportato in un lager. La sua è una delle storie più note tra quelle che il Progetto Memory Sharing raccoglie rimette in rete. Salvestroni nacque a Pisa il primo maggio del 1897. Sottotenente del Genio Guastatori, partecipò alla Prima Guerra Mondiale, durante la quale fu ferito e imprigionato dagli austriaci per più di un anno, tra l'ottobre 1917 e il novembre 1918. Tornato in Italia, fu decorato con la Croce al Merito, e cercò di riprendere la sua vita normale. Terminò gli studi, divenne veterinario, finché nel 1921 entrò di ruolo come assistente all'Università, cattedra di zootecnia. Il 31 dicembre 1927, però, tutto s'interruppe di nuovo. Per mantenere il posto, Cesare avrebbe dovuto prendere la tessera del partito fascista. Lui rifiutò, e fu costretto alle dimissioni. Convinto oppositore del regime, coerente ed esemplare, contribuì alla fondazione del Partito d'Azione a Pisa, ed entrò a far parte del Comitato di Liberazione Nazionale. Fu arrestato l'11 marzo 1944 dalla Feldgendarmerie e recluso a Firenze, alle Murate, dove fu ripetutamente interrogato e torturato, ma non fece mai i nomi dei suoi compagni. Alla fine fu deportato a Ebensee/Mauthausen, dove morì, il 2 marzo 1945. La sua storia, che è la storia di un uomo di integrità e corraggio ammirevoli, è un episodio centrale dell'annus horribilis pisano, quello che va dai primi bombardamenti americani dell'agosto 1943, fino alla liberazione del 2 settembre 1944. Un anno nerissimo per l'intero Paese, segnato da stragi continue, bombardamenti, miseria e dolore. Il giorno dopo l'arresto di Salvestroni, il 12 marzo 1944, i soldati della Rsi effettuarono un rastrellamento a Vicchio e arrestarono diversi ragazzi, accusati di renitenza alla leva. Li portarono a Firenze, e due settimane dopo cinque di loro - avevano solo 21 anni - furono fucilati, a Campo di Marte. Sempre a marzo, il 25, un altro evento tragico di portata devastante segnerà il Paese: l'Eccidio delle Fosse Ardeatine, con le sue 335 vittime. E il giorno dopo, a Pisa, altre due fucilazioni, quelle di Alberto Dani e Remo Bertoncini, anch'essi accusati di renitenza. La strada verso la fine dell'incubo è ancora lunga: l'estate 1944 rappresentò l'apice della violenza nazifascista in Italia, con gli eccidi di Marzabotto, Sant'Anna di Stazzema, Padule di Fucecchio.

Continuare a parlarne è l'unica cosa che possiamo fare, affinché tutto ciò non sia accaduto invano. Organizzeremo una lunga serie di eventi, incontri, spettacoli, per raccontarci le nostre storie. Il progetto si chiama MemorySharing. I protagonisti saranno tutti i cittadini di Pisa, tutti quelli che vorranno esserci. Per ora, potete dare una mano votando sul web, sul sito www.che-fare.com, votando "MemorySharing", progetto numero 21. Ci sono ancora due giorni di tempo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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