La protesta
Servizio di ascolto sette nuovi casi di imprese in crisi
PISA. Aumentano le persone in difficoltà che si rivolgono al “Servizio di ascolto e sostegno”, lo sportello istituito nel settembre scorso dal prefetto Francesco Tagliente per cercare di aiutare...
PISA. Aumentano le persone in difficoltà che si rivolgono al “Servizio di ascolto e sostegno”, lo sportello istituito nel settembre scorso dal prefetto Francesco Tagliente per cercare di aiutare concretamente chi vive in una situazione di disagio economico e prevenire le tragedie familiari.
Sette i nuovi casi di particolare gravità trattati nella riunione convocata d'urgenza ieri dal prefetto. Casi drammatici che fanno emergere uno stato di crisi sempre più profondo e difficilmente superabile, se non con un aiuto concreto delle istituzioni. Emblematico il caso del titolare di un bar di Pisa, ascoltato ieri dal “Servizio”, che nei giorni scorsi si è presentato dalla responsabile della direzione territoriale del lavoro Annamaria Venezia raccontando di non essere nelle condizioni di onorare i suoi debiti. Si è detto inoltre ancora scosso dal recente suicidio di un panettiere campano che si è tolto la vita dopo aver ricevuto un verbale di duemila euro per “l'irregolare” presenza della moglie nel negozio mentre lo aiutava nel lavoro. Nei primi cinque mesi di attività, il “Servizio”, ha gestito e risolto molti casi (nello stesso periodo ai “Centri territoriali di ascolto” sono arrivate un migliaio di richieste di aiuto). Come quello di Romano Cirini, 66enne pisano allevatore di cavalli, che si è indebitato per i ritardi nella riscossione dei crediti che deve ricevere dal ministero dell'Agricoltura. Dopo l'intervento del “Servizio”, Cirini ha iniziato a riscuotere.
«Ci sono stati momenti in cui guardando avanti vedevo il buio – dice –, ora finalmente vedo la luce in fondo». O il caso di Petronilla Carbone, gestore del “Geco”, ristorante di Casino di Terra a Volterra, costretta a chiudere l'attività dopo i problemi avuti con Equitalia e con alcuni fornitori di servizi.
«Non riuscivo a pagare le bollette e mi hanno tolto l'acqua – racconta –. Il prefetto mi ha fatto “frazionare le bollette” e riattivare l'acqua. Due avvocati mi stanno assistendo per risolvere i problemi che mi ha creato la banca, mentre al ristorante iniziano ad arrivare le prenotazioni». I casi esaminati evidenziano la crescita del fenomeno del sovraindebitamento familiare ed imprenditoriale. A soffrire sono soprattutto le attività di ristorazione e di somministrazione di bevande e le attività legate all'artigianato edile. Tra le cause più frequenti spiccano la contrazione del numero dei clienti e dei ricavi, che aumenta l'incidenza dei costi fissi, la difficoltà ad ottenere un credito bancario e la scarsa conoscenza degli strumenti finanziari da parte dell'imprenditore, che vive la crisi delle propria impresa con una sensazione di scoraggiamento psicologico, pericoloso per sé e per la sua famiglia.
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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