Attenzione
Ctt Nord e sindacati tornano a vedersi
Trattativa sul trasporto pubblico: dopo la frattura le parti alla ricerca di un accordo che resta difficile
PISA. Riprende il dialogo tra Ctt Nord e sindacati, ma lo strappo sembra difficile da ricucire. Dopo l'entrata in vigore, a 30 giorni dalla disdetta dei vecchi contratti integrativi ex Cpt (Pisa), ex Atl (Livorno) ed ex Clap (Lucca), della nuova regolamentazione unilaterale che l'azienda ha applicato in assenza di un accordo, oggi riprendere il confronto tra le parti con l'obiettivo di arrivare ad un'intesa, partendo dall'ultima proposta presentata dai sindacati. Una riforma, quella ipotizzata dalle parti sociali, che prevede una riorganizzazione di alcuni istituti (permessi sindacali, circolo aziendale, cassa assistenziale), l'aumento di cinque minuti dei turni di guida e il riconoscimento dell'integrativo ai lavoratori che assicurano almeno 225 giornate lavorate all'anno. Una piattaforma che secondo i sindacati porterebbe ad un recupero annuale di circa due milioni di euro senza gravare sui dipendenti, ma che l'azienda vuole cambiare aumentando i minuti di guida aggiuntivi e le giornate minime per ottenere l'integrativo. Modifiche che i sindacati non sono disposti ad accettare. La distanza tra le parti resta quindi notevole. La Ctt Nord, in vista della gara regionale per l'individuazione del gestore unico del trasporto pubblico locale in Toscana, punta su competitività e produttività, cercando di adeguarsi agli standard imposti dalla gara e recuperare parte dei cinque milioni di debiti. I sindacati e i lavoratori non sono invece disposti a fare sconti sul salario o a mettere in discussione diritti acquisiti «dopo anni di lotte e sacrifici». Diritti che secondo le parti sociali non sono riconosciuti dal nuovo regolamento aziendale entrato in vigore ieri, che lega la parte variabile dello stipendio (integrativo) ai giorni lavorati, a partire da un minimo di 255 all'anno. Raggiungendo la soglia minima, il lavoratore avrà diritto ad un integrativo che, per i dipendenti pisani, risulta più vantaggioso rispetto al contratto di secondo livello ex Cpt. I sindacati contestano però il margine minimo di assenze annuali (18 giorni al netto di ferie, riposi e festività) e l'inserimento di malattie, infortuni, riposo parentale, allattamento e i permessi della legge 104 e delle donazioni di sangue (gli ultimi due con un'incidenza minimale nel calcolo totale) all'interno del conteggio delle assenze. Risulta quindi, secondo le parti sociali, quasi impossibile raggiungere la soglia minima per accedere all'integrativo. Se la fase di dialogo che si apre oggi non terminerà con un'intesa, l'atto unilaterale dell'azienda rimarrà in vigore per un anno e la vertenza, dai tavoli sindacali potrebbe spostarsi a quelli di un tribunale. Le parti sociali reputano illegittima la disdetta dei vecchi contratti e potrebbero presentare un esposto contro l'azienda per comportamento antisindacale.
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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