Il Tirreno

Pisa

«Chiusura immotivata» La Sapienza fa litigare

di Gianluca Campanella
«Chiusura immotivata» La Sapienza fa litigare

Prosperi attacca il sindaco, l’Università e i professori di giurisprudenza «Il terremoto era una scusa, chi ha chiuso il palazzo ha creato un danno»

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PISA. Il professor Adriano Prosperi, durante una manifestazione pubblica organizzata ieri da Distretto 42, ha attaccato duramente l’amministrazione comunale della Sapienza: l’ordinanza di chiusura firmata dal sindaco è stata «un’azione deliberata, immotivata e ingiustificata. Se fossimo un Paese normale qualcuno dovrebbe rendere conto di quanto sarà costata». Ancora, a proposito della perizia: «Non dà sostenibilità alla tesi che il terremoto in Emilia sia la causa. Chi ha chiuso il palazzo ha creato un danno e ci sarà un costo aggiuntivo» per rimettere l’edificio a norma, a causa del suo abbandono. Lo storico ne ha anche per i professori di giurisprudenza, «persone stimabili che dicono di essere stati danneggiati per la chiusura della Sapienza. Ma danneggiati da chi? Da loro stessi! Siamo alla favola del lupo e dell’agnello». Infine insinua un dubbio: «Nell’estate 2012 sono state spostate tonnellate di libri di giurisprudenza. Spero che non siano dispersi». Il dialogo pubblico si svolge nel distretto militare occupato recentemente dal “Municipio dei beni comuni” e mira a rilanciare il dibattito sull’uso della cosa pubblica e il valore dell’articolo 42 della Costituzione. Prosperi inserisce la sua «inquietudine sulla Sapienza, esperienza vissuta come sconfitto», all’interno di un «pistolotto morale» in cui constata che «l’impossibilità di dialogare è la malattia della democrazia italiana». Chiede ai ragazzi di «rompere», perché «ogni volta che c’è una rivendicazione, le istituzioni non si distinguono per il colore dei componenti, ma è tradizione che reagiscano con lo spirito del proprietario che non vede rispettato un proprio potere». Infine esalta la «fortuna di questa città universitaria: i giovani oppongono una resistenza che altrove è minore e lì comporta una peggiore invadenza del denaro. La storia dei beni comuni è schiacciata sull’individualismo proprietario. Cerchiamo di recuperare il senso di fragilità di Pisa».

Intanto la protezione civile ha compiuto un passaggio burocratico, un atto dovuto, notificando a Università e ministero dei Beni culturali i risultati della perizia e distinguendo la competenza delle azioni obbligatorie. L’ordinanza del sindaco era stata notificata solo all’Università, proprietaria del palazzo che era sede di giurisprudenza. Quella odierna tiene conto del fatto che la Biblioteca universitaria, ospitata in un’ala dell’immobile, è sotto la competenza di un altro ministero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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