Il Tirreno

Pisa

Vendita e fusione, il Patto non ci sta

I soci pubblici irritati dalle dichiarazioni del manager. Filippeschi: «Con noi aveva parlato di collaborazione e holding»

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PISA. I soci pubblici del Galilei non se l’aspettavano. L’intervista del Tirreno a Roberto Naldi, responsabile per l’Europa di Corporacion America, il gruppo che punta alla conquista dell’aeroporto, ha messo in subbuglio il Patto di sindacato che governa Sat. L’annuncio della volontà di andare al più presto all’acquisizione della maggioranza della società e di arrivare entro l’anno alla creazione di una società unica che metta insieme Pisa e Firenze ha irritato non poco la preponderante parte pisana dei soci pubblici (Comune, Provincia, Camera di commercio e Fondazione). «Non è quello che ci ha detto quando lo abbiamo incontrato il 21 febbraio scorso», si affretta a precisare il sindaco Filippeschi in un comunicato, nella sua veste di presidente del Patto di controllo.

Maggioranza o no. Il primo nodo è quello decisivo della maggioranza delle quote di Sat. L’Opa lanciata da Corporacion e le dichiarazioni di Naldi non lasciano dubbi sulla volontà di arrivare rapidamente al 51%. «Ma nell’incontro con i soci pubblici - spiega il sindaco - Naldi aveva parlato di interesse a una forma di collaborazione con i soci riuniti nel Patto». L’ipotesi sembrava dunque quella di una “co-governance”, un accordo di collaborazione nuovo che riconoscesse più poteri ai privati ma lasciasse ai soci pubblici maggioranza e controllo. Evidentemente, le cose sono cambiate.

Holding o società unica. Nell’incontro del 21 si era detto anche - spiega sempre il sindaco - che «l’integrazione strategica con Adf sarebbe avvenuta secondo i percorsi già avviati». Tradotto: si sarebbe seguita l’ipotesi di una holding per le due società. Anche qui il cambio di registro è netto. Al Tirreno Naldi ha parlato esplicitamente di società unica a maggioranza privata da realizzare entro il 2014. Una novità dirompente. Anche perché c’è all’opera un gruppo tecnico incaricato di verificare il processo di integrazione Firenze-Pisa di cui fanno parte la stessa ad di Sat, Gina Giani, e il consigliere, professor Francesco Barachini. E infatti Giani e Barachini hanno firmato ieri una nota per precisare che «nell'ambito del gruppo tecnico l'unica ipotesi di integrazione tra gli aeroporti di Pisa e Firenze esaminata è quella relativa alla costituzione di una holding partecipata dai soci pubblici di Sat e Adf». Come dire ai soci pubblici: noi non abbiamo cambiato le carte in tavola. Tra i soci del Patto prevale comunque un atteggiamento «amichevole» di disponibilità a discutere con il gruppo argentino. Ma le affermazioni di Naldi sono state giudicate una sorta di «fuga in avanti», una forzatura che certo non facilita i rapporti, in una fase in cui i soci pubblici pisani, prima di decidere cosa fare, hanno bisogno soprattutto di garanzie e rassicurazioni.

Quella pista minacciosa. Prima di tutte, la rassicurazione sulla pista fiorentina. La pista di 2.400 metri al posto di quella di 2.000 prevista dal Pit della Regione, è vista come una dichiarazione di guerra a Pisa. E non passa giorno che qualcuno la alimenti. Ieri il sottosegretario fiorentino Nencini, parlando in Palazzo Vecchio dopo un incontro col vice sindaco Nardella, ha detto che «non ci sono vincoli da parte del governo a ragionare su 2.400 metri». Il governo, Enac, Firenze. E Rossi che negli ultimi giorni sembra meno deciso nella difesa dei 2.000 metri. Segnali che mettono in allarme. E Naldi che dice «2.000 o 2.400 non ha importanza», non dà ai pisani sufficienti motivi di stare tranquilli. (p.t.)

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