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l’intervista

Fontanelli: «Gli enti pubblici mantengano il controllo»

PISA. Gli enti pubblici devono mantenere il loro peso nella Sat e l’integrazione con Firenze deve avere come cornice la holding. Paolo Fontanelli, parlamentare pisano del Pd, mette un freno alla...

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PISA. Gli enti pubblici devono mantenere il loro peso nella Sat e l’integrazione con Firenze deve avere come cornice la holding. Paolo Fontanelli, parlamentare pisano del Pd, mette un freno alla marcia che il gruppo Corporacion America ha imposto alla scalata di Sat. Pur giudicando positivamente l’arrivo di un socio privato disposto a investire sul sistema aeroportuale toscano, Fontanelli trova le affermazioni di Naldi «un po’ troppo sbrigative: si danno per scontate cose che non lo sono, a cominciare dalla società unica».

Perché non è scontata?

«Fino a oggi l’alleanza è stata costruita sul disegno di una holding che metteva insieme due società con una base azionaria diversa. Ora arriva un privato che vuole la maggioranza nei due aeroporti e fare una società unica. È un bel salto in avanti».

Quali sono i nodi da sciogliere?

«Il primo è il rapporto con i soci pubblici. A Pisa il quadro è diverso rispetto a Firenze. Qui c’è un patto di sindacato con cui i soci pubblici hanno governato la società. I soci pubblici ora devono decidere se vendere il 51%, a quanto e in che modo. E se cedono il controllo dovranno fare una valutazione economica: forse è più conveniente vendere tutto insieme ora, non a pezzi. Una volta che il privato ha raggiunto il 51%, il resto delle quote perde valore».

Secondo lei dovrebbero vendere?

«Non è scontato. Ci può essere un’altra strada: i soci pubblici mantengono la maggioranza e si accordano con il privato per una gestione condivisa».

Dicono che la società unica può garantire meglio l’armonia tra i due scali.

«Mi pare una semplificazione. Il problema della pista fiorentina rimane. Una pista di 2.400 metri significa creare una concorrenza oggettiva a Pisa. A quel punto non decide la società unica, decide il mercato. Sono le compagnie che valuteranno se, a parità di pista, è meglio atterrare a Firenze o a Pisa. Il gestore unico non potrà che adeguarsi per non perdere quote di business».

Su Firenze i privati chiedono investimenti pubblici.

«Anche qui ho dei dubbi. Perché il pubblico dovrebbe investire 200 milioni per rendere più competitiva la pista di un privato? Con tutti i problemi ambientali che ci sono in Toscana...».

La sua soluzione preferita?

«Sono perché il pubblico mantenga il suo peso, pur riconoscendo il ruolo del privato, e si prosegua sulla strada della holding che consente di integrare due soggetti diversi. E perché si attui il Pit, che vuol dire una pista di 2.000 metri». (p.t.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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