Il Tirreno

Pisa

Biblioteca comunale, un anno di cultura

di Gianluca Campanella
Biblioteca comunale, un anno di cultura

Ci sono 80mila libri di immediata consultazione, grande entusiasmo e qualche ombra: pochi giovani e universitari

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PISA. A un anno dall’inaugurazione del 7 marzo 2013, la nuova biblioteca comunale alle Piagge nelle parole della direttrice Antonella Riacci è «una piazza con tante fasce di pubblico – anche i non colti – dove tutti hanno diritto di cittadinanza». Per l’occasione facciamo il punto delle tante luci e qualche ombra.

Il silenzio. Anche chi ci è stato una sola volta è stato colpito dai tanti rumori: incidenti a parte, molti suoni sono voluti. Non è un caso che nella vecchia sede, a palazzo Pretorio, la biblioteca dei ragazzi fosse distante da quella “ufficiale”, mentre sovente nella nuova ci si imbatte in sciami di scolaresche in visita. Il poco silenzio della sala d’ingresso a piano terra fu motivo di polemica i primi tempi. Ma è la stessa Riacci a spiegarne il perché: «Il silenzio incute paura. Dove c’è rispetto del libro la gente non entra. Mentre la nostra biblioteca è un luogo in cui ci stai volentieri, una piazza del sapere dove attirare anche quelli che non vengono».

Il sondaggio. A giudicare dai risultati, sembra una missione compiuta. Oggi si concluderà il sondaggio commissionato dalla Regione. Presto per i risultati, ma già si può anticipare che in tanti alla voce “per quale motivo vieni in biblioteca” hanno risposto: «Altro». Cioè, non per prendere libri o leggere i giornali. Si ricordi la campagna di comunicazione con migliaia di cartoline. Sulla dicitura “Sms Biblio”, alla lettera B era dato ogni volta un significato diverso: bicicletta, come il mezzo per raggiungerla; bambini, di cui si è detto; byte, perché l’edificio è interamente coperto da rete pubblica wifi.

Internet e dintorni. Come regalo di compleanno, proprio ieri, è stata completata la dotazione di pc: sette postazioni fisse per accesso a internet gratuito, previa registrazione; una stazione con catalogo online a ogni piano; e un processore nell’emeroteca che arricchisce con i quotidiani online del servizio Media Library la dotazione dei 15 cartacei già presenti. Finora c’era stato (e resta) il wifi del Comune e qualche portatile a disposizione.

Patrimonio librario. Ok, ma i libri? Eccoli: 80mila volumi e quasi tutti a scaffali aperti, di immediata consultazione. A palazzo Pretorio c’erano scaffali chiusi e ci voleva l’intervento del personale. Ora, invece, l’utente gira libero e non ha il tempo di imparare una collocazione che essa fisicamente cambia: gli scaffali hanno le ruote e ogni tot mesi sono spostati addirittura di piano. Nulla è lasciato al caso: ancora Riacci spiega che «non voglio dare l’idea di statico». Insomma, se il lettore non va dal libro è il libro ad andare dal lettore. Ogni visita è una nuova scoperta. Il trasloco, poi, è stato lo spunto per far respirare i volumi e foderarli tutti con una copertina di plastica. In Australia si fa da anni e quando hanno saputo che anche in Italia è arrivata questa moda, hanno mandato i loro complimenti.

Estetica come mezzo. La fodera protettiva serve a proteggere e abbellire; ma persino dietro le considerazioni estetiche c’è uno studio: polemiche ci sono state per il non acquisto di titoli da cassetta come “Inferno” di Dan Brown e “50 sfumature di grigio” di E. L. James. La direttrice proclama: «Siamo talebani! Non dài quelli a chi deve cominciare a prendere un libro. Piuttosto cominci con “Anna Karenina” di Tolstoj, a patto che non sia in edizione economica, ma bellino». La bellezza della copertina per avvicinarsi alla bellezza della letteratura.

Capitolo bruttezze. Invece ci sono cose un po’ meno gradevoli, come il terreno esterno in stato di degrado e le vetrate che non schermano il sole e abbagliano il lettore. Sulla prima, l’assessore ai lavori pubblici Serfogli ricorda che «ci sono progetti, ma non soldi: per ora taglieremo l’erba e semineremo. Col tempo speriamo che cambi il patto di stabilità». Sull’altro problema, l’ufficio tecnico del Comune aveva promesso già un anno fa le tende, che non sono arrivate.

Questione di soldi? Insomma, sembra che tutto si riduca sempre al vil denaro. Ma Riacci chiede altro: «Datemi persone, non quattrini. Questo è un luogo che funziona con le risorse umane ed è stato bello vedere che quest’anno si è creato un gruppo di persone con diverse provenienze e poco motivato, il quale funziona e crede nel progetto». Cosa farebbe con un impiegato in più, per esempio? «Aperture serali e notturne d’estate».

L’autocritica. Riacci chiude con un rimpianto: «Non riusciamo a comunicare bene con la fascia 15-20 anni e con gli universitari. Abbiamo provato con testi fantasy e con l’interazione sui social network. Ma resta l’unica fascia d’età con cui non è facile instaurare un rapporto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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