Il Tirreno

Pisa

Approdo a Itaca un angolo di Ellade in via dei Mercanti

di Marco Barabotti

Il locale propone tutti i piatti, i formaggi e i vini della Grecia In origine era un circolo fondato da studenti e intellettuali

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PISA. Secondo un'antica leggenda Pisa sarebbe stata fondata da coloni venuti dall'Elide o da guerrieri di ritorno dall'assedio di Troia. Il fondatore sarebbe stato Pelope, un eroe la cui storia s'incrocia con il mito del cinghiale bianco. Pisa post moderna s'intreccia invece con Itaca. Qui in via Mercanti, nell'antico cuore della città, si trovava il circolo Itaca fondato da studenti, lavoratori e intellettuali greci (una volta era in via del Borghetto, dove Kostas aveva dato vita negli anni '70-80 a uno dei locali più in voga della Toscana). Il circolo si è trasformato da quattro anni in ristorante. «Se per Itaca volgi il tuo viaggio/fa voti che ti sia lunga la via,/e colma di vicende e conoscenze…». Così il poeta Kostantinos Kavafis cantava la celeberrima isola. La poesia fa da viatico a questo locale nel quale si respirano le atmosfere greche: arredi, profumi e sensazioni antiche si combinano con gusto. Sembra di essere in un tipico locale cretese, o meglio della regione macedone. D'altronde qui è nata Angeliki Robessi, dipendente dell'Università di Pisa e moglie del titolare del ristorante, il pratese Alberto Del Principe. Angeliki è presente anche quando non c'è. Pare scandire pure i tempi, nello stile greco: lenti ma non troppo. Come se gli intervalli scansionino il menu, invogliando alla meditazione o al dialogo. Piatti etnici che interpretano bene l'anima greca passionale che si libera in tutti i suoi rivoli di gusto che fanno spesso da contrappunto soprattutto nelle salse. Dal tzatziki (salsa allo yogurt con cetrioli e aglio), a quella di ceci, agli involtini di riso in foglia di vite con tzatziki, alle sfoglie ripiene di formaggi e spinaci.

Se poi si vuol fare un piatto misto di antipasti si può scegliere, nel ricco menu, almeno sei assaggi. Gli antipasti si gustano meglio se accompagnati dall'oùzo, l'aperitivo nazionale greco (è un liquore di 38 gradi profumato all'anice e si beve con acqua e/o ghiaccio). Chi ama i formaggi casca in piedi: tanti e buoni. Noi abbiamo preso il boujourdi (terrina di feta, roquefort, formaggio affumicato, con pomodoro e origano, al forno). Se poi vogliamo assaggiarli un po' tutti, basta chiedere un piatto di formaggi misti con miele greco (12 euro, ne vale la pena). Non è finita: il bello deve ancora venire. Ecco i piatti principali: spopola il moussakà (sformato di patate, melanzane, carne macinata, formaggio e besciamella). Il commensale che ci ha accompagnato in questo viaggio ha ripiegato sul kleftico (noce di vitello insaporito con ginepro e cucinato nella terrina con piselli, peperoni, tirosalata e cipolla). Non c'è solo carne, tanto che ho preso un profumato polpo in salsa di pomodoro e olive nere di Kalamata, mentre il terzo amico commensale ha gustato i gamberi con salsa di feta e riso pilàf. Piatti alla griglia: pochi ma buoni. Si va dal classico souvlàki (spiedini di maiale e pollo), alle polpettine di carne speziate al cumino (soutzoukàkia), oppure alla paidàkia (costolette d'agnello), altrimenti alla grigliata mista che è un mix dei tre piatti appena descritti. Per le insalate e i contorni c'è da sbizzarrirsi con le salse greche. Per i dolci il principe è lo yogurt in vari gusti: rigorosamente greco, come del resto tutti gli altri prodotti compreso il vino (decine di etichette). Raccomandiamo per chi opta diversamente, l'halvàs makedonìas (impasto di sesamo, mandorle e miele, servito al naturale con limone e cannella, oppure al forno con frutta fresca e cannella). Decisamente buono il rapporto qualità-prezzo: si può cenare di lusso, vino compreso, con non più di 25 euro a testa.

Itaca t'ha donato il bel viaggio/Senza di lei non ti mettevi in via/Nulla ha da darti di più. Sulle corde liriche di Kavafis, appena varcata la soglia del locale ci accoglie un altro mondo: il silenzio notturno della città per fortuna ravviva ancora di più l'anima ripercorrendo con la mente alcuni passi dell'immortale "canto" di Rudolf Borchardt "Pisa, solitudine di un impero". Tra Grecia e Pisa ci sentiamo riavere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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