Attenzione
«Quelle ore sotto le macerie»
Arrivano i primi racconti sulla guerra a Pisa. Il ricordo di Glauco Tognini
PISA. Nel 1943, Glauco Tognini aveva 10 anni. La sua sorellina, Giuliana, ne aveva sei. A mezzogiorno del 31 agosto, quando suonò la sirena, corse con la sua famiglia nel rifugio del Giardino Scotto. Dopo circa mezz'ora, non sentendo arrivare gli aerei, tutti cominciarono a pensare che fosse un falso allarme. E, come tanti altri, uscirono dal rifugio e tornarono a casa. All'una, la famiglia Tognini era a tavola, nella loro villetta in via Alessandro della Spina. Arrivò un rombo molto forte, un rombo che faceva tremare i vetri. Poi tutto cominciò a tremare. Il padre di Glauco capì, e ordinò alla sua famiglia di fuggire immediatamente, di uscire di casa. «Quando eravamo quasi arrivati a uscire, allungai il braccio, presi mio padre per la cintura dei pantaloni dietro, e lo tirai a me. Nel momento in cui facevo questo, ci fu un lampo davanti alla porta, un rombo, un'esplosione spaventosa, e cominciarono a cascar giù calcinacci, tutto quanto. Mio padre cadde con la bambina di sei anni, la sorellina Giuliana, in braccio. Lei sotto e mio padre sopra. Io, sdraiato dietro a loro. Dietro a me, mia madre, e dietro prima il mio nonno e poi la mia nonna. Mi ricordo che - mi sembra di vedere come al rallentatore - la sensazione che stiamo cadendo ma cadiamo in contemporanea ai mattoni, ai calcinacci, ai sassi, alle pietre che ci cascavano addosso. Eravamo seppelliti dai mattoni, dai calcinacci, per cui ci mancava anche il respiro perché non c'era ossigeno, lì sotto, o ce n'era pochissimo. Sentivo la sorellina di sei anni che piangeva, che chiamava mamma, babbo... La voce di mio babbo che cercava di consolarla: "sta' buona Giuliana, ora ci tiran fuori". Lei, poverina, invece piangeva perché evidentemente aveva dolore. Alla fine mi levarono i sassi, mi fecero uscire, e mi misero seduto lì, su un mucchio di macerie, a vedere cosa succedeva. Dopo un pochino vidi la sorellina Giuliana, come svenuta, la portarono in braccio così e la adagiarono stesa da una parte. E la nonna non s'è resa conto di niente, perché un gradino le aveva spezzato il collo, quindi era così, con gli occhi spalancati, immobile».
Glauco oggi vive a Pistoia. Per molti anni ha preferito non parlare di quella storia, di quelle quattro ore sotto le macerie, della tragedia che colpì la sua famiglia. Ha accettato di raccontarla ad agosto dell'anno scorso, in occasione della realizzazione di "Bombe 1943-2013", la videoinstallazione dell'Acquario della Memoria.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
