Il padre di Galileo e la Pisa del ’500 in un giallo storico
Il nuovo romanzo di Costanzo ruota intorno alla figura di Vincenzo Galilei. Oggi la presentazione all’Ussero
PISA. PISA – Coincidenza ma non troppo. È quello che può sembrare prendendo in mano il nuovo libro di Sergio Costanzo, “La tavola dei Galilei” (ed. Linee infinite). Un libro sul Galilei nell’anno galileiano. Solo che il Galilei è Vincenzo, padre del Galileo di cui si celebra la nascita, e il lavoro di Costanzo su questo libro è cominciato tre anni fa.
Un giallo storico che svela una Pisa dimenticata e racconta una storia o, come sintetizza lo stesso Costanzo: «Una piccola storia che fa comprendere la Grande Storia». Lo sfondo è quello della Pisa di metà ‘500, tessera importante di un mosaico che vede la Chiesa difendersi dall’avanzata dell’Islam (la battaglia di Lepanto è del 1571) da una parte e dalle spinte culturali proto-illuministe dall’altra.
Come è nato l’interesse per Vincenzo Galilei, come è arrivato a questo personaggio?
«Volevo scrivere di Pisa e del periodo dell’inquisizione italiana, raccontare di quei primi personaggi coraggiosi che portavano avanti la lotta per il sapere. Così mi sono imbattuto in Vincenzo Galilei che è stato genio lui stesso e, come il figlio, perseguitato per le sue idee. Nato a Santa Maria a Monte, sappiamo che il Galilei padre fu un importante teorico musicale, una scienza che ha molto a vedere con la matematica».
Pensa che possa aver influenzato il figlio in questo?
«Non solo in questo, ma anche nella sua lotta con l’inquisizione. Vincenzo Galilei mise in musica le tragedie greche quando ciò era proibito perché potevano esserlo solo le opere religiose. Così come musicò il 33° canto dell’Inferno. Per questo visse una vita difficile e quell’ambiente formò Galileo».
Quanto di quella Pisa ha trovato nella città di oggi?
«Diverse cose ma non tutte per merito mio. Una grande aiuto mi è venuto dal mio amico Agostino Agostini il quale è tenutario dell’archivio storico delle famiglie nobiliari pisane. Lui mi ha fatto vedere i registri stessi di Vincenzo Galilei. Alcune tracce sono visibili ad occhio nudo: il palazzo dell’Ussero, di proprietà degli Agostini fin da quell’epoca è l’unico non intonacato perché il suo avo si oppose al progetto del Vasari che volle intonacare i palazzi dei lungarni sullo stile fiorentino».
Cosa le rimane dopo questo viaggio nella Pisa che fu?
«L’orgoglio di essere pisano e l’amarezza per una grandezza dimenticata. C’è un buco culturale sulla storia della città che deve essere riempito ma, oggi come ieri, siamo proni ai voleri di Firenze: basta guardare il caso di Peretola. Abbiamo smesso di scrivere e cercare la nostra storia quando Pisa potrebbe essere fra le prime città al mondo».
Il libro sarà presentato oggi alle 17 all’accademia nazionale dell’Ussero in piazza Carrara da Linee infinite, la casa editrice lodigiana che cura il nuovo romanzo di Costanzo.
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