Sicurezza
Galilei, i soci pubblici valutano l’offerta
Gli enti in maggioranza non sono contrari alla proposta di acquisto del magnate argentino, ma pretendono garanzie
PISA. E ora cosa faranno i soci pubblici: venderanno o no le quote dell’aeroporto?
Un pomeriggio di telefonate vorticose tra Provincia (presieduta da Andrea Pieroni), Fondazione Pisa (da Claudio Puggelli), Comune e Camera di Commercio (Pierfrancesco Pacini) non è bastato a sciogliere la riserva.
In quest’ordine i quattro enti sono, dopo la Regione che ha il 16,9%, i maggiori detentori pubblici del capitale sociale di Sat, la società che gestisce il Galilei; e rispettivamente possiedono il 9,27%, l’8,62%, l’8,45 e il 7,87. Ebbene, di ufficiale per ora si può solo dire che sarà l’assemblea del Patto parasociale a decidere come comportarsi e che al momento il presidente del patto (il sindaco Marco Filippeschi) non l’ha ancora convocata.
Di ufficioso, però, ci sono parecchi sussurri e tutti convergenti. Le cinque realtà pubbliche citate, insieme ad altre sette minori, hanno rinnovato il 23 luglio 2013 un patto parasociale triennale con cui si stabilisce che «le Azioni conferite non possono essere trasferite». Bene, il “Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria” svincola i soci dei patti parasociali in caso di Offerta di pubblico acquisto ostile. Ma Corporacion America, la società del magnate argentino Eduardo Eurnekian, è ancora sotto il 30% del totale di Sat e quindi non è obbligata all’Opa. Trattandosi di Opa volontaria, i soci del patto sono in una sorta di limbo dal quale possono uscire – se vogliono – grazie a una clausola che loro stessi hanno approvato la scorsa estate. Infatti vendita di azioni è possibile quando si verificano due eccezioni: «Sia imposta, per un socio pubblico, da una norma imperativa di legge, oppure sia effettuata dai Soci sottoscrittori per dare esecuzione agli impegni finalizzati alla aggregazione aeroportuale di cui alle premesse».
La prima, abbiamo visto che non sussiste. Mentre la seconda è molto più interessante: qualora la vendita a Eurnekian fosse ritenuta necessaria per arrivare all’integrazione con lo scalo fiorentino di Peretola, i soci del patto potrebbero decidere di vendere in parte, in tutto, collegialmente oppure ognuno per conto proprio. Sgombriamo subito il campo dalle malizie: la clausola è stata pensata sette mesi fa e a quel tempo nessuno poteva immaginare di armeni-argentini in agguato; ma tutti si sono voluti lasciare aperti una porta per non boicottare l’integrazione tra Sat e Adf (Aeroporti di Firenze). La vera domanda maliziosa è: Eurnekian ha comprato titoli Adf solo di recente; avrà letto il patto e agito di conseguenza? Il patto pisano è interessato a due cose: mantenere la valenza strategica dell’aeroporto Galilei all’interno del sistema integrato toscano; tutelare il valore delle azioni; fatte salve queste scelte, in subordine c’è la volontà di mantenere il controllo di Sat (ora il patto è al 54,45 del capitale complessivo); coltivare un rapporto positivo con Eurnekian e mostrarsi coesi.
Quindi non è previsto che un socio in cerca di liquidità venda per capitalizzare, lasciando il patto; e neppure che si vada alla guerra con gli argentini dichiarando subito di rimanere immobili sul 54,45%. Allora la scelta potrebbe essere quella di vendere una quota consistente del patto, sciogliendo il medesimo; ma di formarne uno nuovo con presenza di privati (Corporacion America) che dia al pubblico passato in minoranza una specie di golden share (azione d’oro): con il diritto di veto sulle scelte importanti, il pubblico sarebbe ancora in maggioranza virtuale; il privato farebbe i soldi cui è interessato.
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